Blasteroids: l’intervista

by • 12/12/2010 • IntervisteComments (0)548

Blasteroids è un progetto difficile da definire e inquadrare. Forse il modo migliore per presentarlo è presentare i suoi protagonisti e fautori: Mistaman e Cali (Unlimited Struggle) da una parte, i L.a.s.e.r. dall'altra. Questa è l'unica cosa che conta davvero, in realtà: il talento dei musicisti coinvolti nella lavorazione di quest'album. Che, come ribadiscono i diretti interessati, è a tutti gli effetti un album hip hop, indipendentemente dalla veste elettronica di cui gli mc si ricoprono, perché è cucita su misura dai produttori e indossata con grande coerenza e abilità dai ragazzi al microfono. Abbiamo parlato di Blasteroids con la metà della componente rap (Mistaman) e la metà della componente electro (Mosfetti dei L.a.s.e.r.s.). Questo è quanto ne consegue.

Blumi: Partiamo dall'inizio: Mista, come avete conosciuto i L.a.s.e.r. e com'è nata l'idea di Blasteroids?

Mistaman:
Incontrarci è stato abbastanza naturale, visto che tutti noi viviamo in una città molto piccola in cui le persone che fanno musica si conoscono e si influenzano a vicenda, direttamente o indirettamente. Dalle nostre parti vanno moltissimo i party electro (anche se è una definizione un po' riduttiva): per me e Cali, la voglia di provare a sperimentare quel tipo di sonorità arriva soprattutto da lì. Più in generale, noi due avevamo già cominciato a muoverci in quella direzione con Cuore nero, un EP in free download in cui io curavo i beat e Cali il rap. L'EP ha girato poco, ma ci era rimasta in testa l'idea di lavorare a un nuovo progetto in cui rappassimo entrambi. Proprio mentre ragionavamo su questo, i L.a.s.e.r. ci hanno fatto ascoltare alcune strumentali e ci sono subito piaciute.

B: A proposito, Mosfetti, approfittiamo della tua presenza: visto che il pubblico hip hop non vi conosce ancora bene, raccontaci qualcosa di voi…

Mosfetti: Siamo un duo per metà inglese e per metà italiano, ma nato e residente a Treviso; Matt, che oggi non c'è, è la metà inglese. Facciamo un genere musicale che non so definirti: di questi tempi qualcuno direbbe che è musica da club, ma secondo noi è troppo dura per poter essere suonata in quei contesti. Sonorità distorte, synth, ritmiche veloci… Beatport e altri portali ci etichettano come new rave, ma più banalmente si tratta di elettronica contaminata con influenze che spaziano dall'hip hop al rock, dalla dubstep alla drum'n'bass. Ci piace fare degli esperimenti, insomma. Tra l'altro, sia io che Matt abbiamo un background hip hop, perciò l'idea di Blasteroids ci è subito piaciuta molto.

B: Restando in tema, ultimamente moltissimi hip hopper dichiarano di ascoltare più spesso (e più volentieri) musica elettronica piuttosto che hip hop. Anche voi appartenete a questa categoria?

Mistaman: Personalmente io ho sempre ascoltato di tutto, ma non ho mai smesso di ascoltare hip hop, anche quello di oggi. Ci sono persone che dichiarano orgogliose “Il rap di adesso mi fa cagare, ascolto solo roba uscita prima del 1997”: io non sono tra quelle. Anzi, ci sono tantissime produzioni recenti che mi infottano. C'è da dire, comunque, che l'electro, soprattutto nella sua declinazione più dancefloor, non è proprio una musica da ascolto: mi trasmette un sacco di stimoli ed energia, ma sicuramente non riuscirei a concentrarmi soprattutto su quella.

B: Faccio l'avvocato del diavolo: proprio perché non è una musica da ascoltare, non è un po' un controsenso cercare di costruire dei testi di senso compiuto su sonorità del genere? Alcuni vostri pezzi, come ad esempio Solitudine, non hanno certo tematiche leggere o da ballare…

Mistaman:
Infatti abbiamo cercato di creare dei testi inversamente proporzionali al tipo di beat utilizzato. Più le sonorità sono pesanti, più le liriche sono leggere; più la base è tranquilla, più le liriche hanno un loro peso. Comunque, non è che volessimo affrontare chissà quali argomenti. Più che altro, ci siamo divertiti a nascondere dei messaggi subliminali anche nei pezzi più “ballabili”. Prendi Rockstar: a un ascolto superficiale può sembrare il brano più commerciale, ma in realtà ha un testo anticommerciale per eccellenza (in effetti, prende in giro l'attitudine delle aspiranti rockstar da classifica italiana, ndr). Se fosse stato registrato su un beat hip hop, sicuramente avrebbe avuto tantissimi estimatori; essendo su una strumentale a cassa dritta, invece, fa storcere il naso ai puristi. Anzi, posso lanciare un messaggio a chi ci legge? Non fermatevi all'apparenza: siamo sempre noi, non siamo impazziti. (ride)

B: Con quest'album vi considerate dei pionieri in Italia, oppure secondo voi c'è già stato qualcuno che ha tentato con successo l'esperimento di mischiare hip hop ed elettronica?

Mistaman:
In generale, nella musica è davvero difficile inventare qualcosa. Anzi, direi che in questo senso noi siamo arrivati fin troppo tardi. Comunque, la nostra idea non era di fare un album di sperimentazione electro-hip hop ma, molto più semplicemente, un album con il rap di Mista e Cali e le basi dei L.a.s.e.r. Non siamo certo dei precursori per quello che abbiamo fatto, semmai per come l'abbiamo fatto: il nostro è stato un approccio originale, o quantomeno solo nostro. Ognuno è una persona a sé e ha una sensibilità unica.

B: Tra l'altro, cosa succederà ai Blasteroids quando la promozione del disco sarà finita? Ognuno per la sua strada o ci saranno degli sviluppi futuri?

Mistaman: Beh, io sto già lavorando a un album nuovo con Shocca, perciò, per così dire, ritorno alla base. O meglio, ritorno al futuro, perché non ho perso la voglia di innovare e di rinnovare. In questo senso, lavorare al disco dei Blasteroids mi ha aiutato molto. È stato un momento di ricerca, ma soprattutto di sfogo: quando scrivo i miei pezzi di solito mi impongo dei concept molto stretti, conto le sillabe, rifinisco le rime con una cura quasi maniacale. Un progetto con cui uscire dai binari e svarionare un po' è stato una vera liberazione.

Mosfetti:
Anche per questo abbiamo deciso di inventarci un nome diverso: per tutti noi è stata una parentesi totalmente staccata dalle nostre abituali produzioni.

B: Mista, prima parlavi della tua estrema precisione nel lavorare alle liriche. A livello “tecnico”, com'è stato scrivere su beat così diversi?

Mistaman: È stato stimolante far quadrare sillabe e versi su una cassa dritta, ma c'è da dire che quasi tutti i beat avevano dei bpm simili a quelli usati nell'hip hop, perciò non è stato particolarmente traumatico o difficile. Certo, nei pezzi più veloci ero costretto ad essere un fiume di parole. Mi viene in mente la metrica serrata di This is a journey into sound, in cui immagino di essere “convertito” in segnale analogico e poi digitale e di viaggiare all'interno del computer. Anche Ghemon, che ha partecipato a Rhoypnol, ha sperimentato un nuovo modello di
metrica, perché la strumentale in qualche modo costringeva a farlo. Insomma, è stata un'esperienza che ci ha regalato diversi spunti interessanti, qualcosa di nuovo lo abbiamo senz'altro imparato.

B: A proposito di Rhoypnol, cito testualmente dal sito di Unlimited Struggle: “Il senso del pezzo è dare una risposta alla musica noiosa, negativa e violenta e ai sermoni che ci vengono proposti a tutti i livelli di comunicazione”. A cosa vi riferite esattamente?

Mistaman: Nel video c'è Ghemon che ride e canta felice: voleva essere un'immagine in contrasto col cliché del rapper incazzato e preso male. Sarebbe inutile fare nomi, perché  questo modello rappresenta il 90% di quello che c'è in giro, in Italia come all'estero, nell'underground come nel mainstream. Io stesso ho spesso un'attitudine incazzosa nel fare rap, perché il rap deve arrivarti come un calcio nei coglioni e non come una carezza: credo, però, che bisognerebbe toccare anche le corde dell'ironia e dei sentimenti. Si può essere forti e comunicativi anche mostrandosi deboli, a volte. Nella società moderna e nell'hip hop, però, c'è la tendenza a nascondere sempre le proprie debolezze. Quando invece si fa arte, bisognerebbe comunicare anche quella parte di sé.

B: Lo chiedo anche a voi. Recentemente, Fabri Fibra ha mandato una lettera aperta agli utenti di Hotmc e Hip Hop Hotboards che hanno commentato il suo album sul forum. Visto che anche voi siete tra i preferiti della rete, come vi ponete nei confronti di chi parla online del vostro disco e, se doveste lanciare un messaggio nell'etere, cosa direste a queste persone?

Mosfetti: Le critiche, ovviamente, vanno accettate sia che siano positive, sia che siano negative. Ovviamente, fanno molto più piacere se sono positive. (ride) Io personalmente traggo energia anche da quelle negative, perché la maggior parte delle volte sono condivise anche da me. Spesso non fanno altro che confermarmi cose che già pensavo o che già avevo notato, e mi è molto utile trovare un riscontro a queste mie considerazioni. È normale che io faccia degli errori, è normale che io non sia sempre perfetto, ed è normale che chi mi ascolta me lo faccia notare. Questo nei limiti dell'educazione e della cortesia, però, perché anche io sono un essere umano e, come tutti, risento di certe prese di posizione gratuite.

Mistaman: Secondo me su Internet un sacco di gente usa la musica, soprattutto quella degli altri, come una specie di vestito o accessorio che lo rappresenti, per permettere a tutti di capire chi è. Spesso chi dice “Io sono un fan di Kaos”, “Io sono un fan dei Club Dogo” o “Io sono un fan di Unlimited Struggle” non vuole indicare semplicemente dei gusti, ma uno stile di vita. Bisognerebbe smetterla di usare la musica come maschera. Per tornare alla domanda, comunque, io ho un'interazione costante con le persone che scrivono di me su Internet, soprattutto tramite Facebook, perciò quello che avrei da dire a queste persone, lo dico già ogni giorno.

B: In effetti, a leggere la tua pagina Facebook sembra che tu ci tenga molto a mantenere un contatto personale e senza filtri con il tuo pubblico…

Mistaman: Esatto, forse perché mi fa un po' paura l'idea di costruirmi un personaggio lontano e inaccessibile e rimanerci intrappolato dentro. Mi rendo conto che probabilmente la cosa non mi fa gioco: a livello di strategia di comunicazione, sulla mia pagina Facebook sarebbe meglio rispondere in terza persona e far finta di avere un addetto stampa. Non sempre riesco a rispondere a tutti, più che altro per questione di tempo, ma ci tengo molto a non creare una spaccatura tra me e chi mi ascolta. Poi, ovviamente, tutto dipende dal mezzo di comunicazione. Sui forum evito di intervenire, perché spesso i toni della discussione sono più polemici. Su Youtube vige il totale anonimato, perciò gli insulti si sprecano; anche lì non è il caso di perdere tempo a rispondere. Su Facebook, invece, col fatto che ogni commento è legato a un nome e cognome e a una faccia, gli utenti sono molto più tranquilli e portati a comportarsi da persone civili… (ride) In ogni caso anche io penso che le critiche negative mi rafforzino. Spesso chi ti critica lo fa perché in qualche modo hai tradito un'immagine mentale che aveva di te: quando questo succede, sono solo contento, perché vuol dire che sono riuscito a rinnovarmi. Voglio essere libero di cambiare, di rimanere coerente anche essendo contraddittorio.

B: Per concludere, progetti futuri?

Mosfetti: Nell'ambito della musica elettronica, io ho in programma l'uscita di un paio di inediti e di alcuni remix. Mi piacerebbe lavorare di nuovo a un album hip hop, ma per il momento non c'è ancora nulla di definito.

Mistaman: Come dicevo prima, io sto lavorando a un nuovo album con Shocca: non voglio ancora darvi una data di uscita, ma siamo già a buon punto e siamo molto soddisfatti del risultato. Tra l'altro, anticipo che prossimamente ci sarà un'altra bella sorpresa: non svelo niente di più, perché altrimenti rischio di essere tartassato per mesi da richieste e domande, ma vi assicuro che nel 2011 non ce ne resteremo con le mani in mano! E, già che ci siamo, un ultimo appello: visto che Hotmc è un sito prettamente hip hop, invito tutti i lettori a non discriminare Blasteroids: è un disco hip hop, non fermatevi all'apparenza. Ci sono un sacco di sample dentro, il rap è di quelli giusti, vale la pena ascoltarlo fino in fondo.

B: Secondo voi piacerà più ai fan dell'elettronica o a quelli del rap?

Mosfetti: Secondo me a quelli del rap.

Mistaman: Anche secondo me. Primo, perché ci sono un sacco di parole in questo disco, e secondo, perché è pieno di tributi all'hip hop sparsi qua e là. This is a journey into sound, Reality check, Our mission… Insomma, non pensate che sia una mossa commerciale: ve lo assicuriamo, lo spirito con cui lo abbiamo realizzato (e i mezzi, cioè l'autoproduzione) è il solito.

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