Blasteroids: la recensione

by • 12/12/2010 • RecensioniComments (0)737

Dopo averli intervistati, per hotmc.com è giunto il momento di recensirli: stiamo parlando dei Blasteroids, quest'anomala formazione musicale composta da due rappers e due produttori di musica elettronica. I protagonisti coinvolti in quest'esperimento ardito sono tutti del Trevigiano: Mista, Cali e i L.A.S.E.R., che, come da loro stessi dichiarato, avevano in mente di sperimentare questo tipo di sonorità elettroniche mischiate al rap in nome di un background musicale che li accomunta tutti e quattro. Nasce così "Blasteroids", album autoprodotto composto da 12 tracce ed uscito sotto etichetta Unlimited Struggle.

Cominciando a parlare di questo lavoro partendo dalle produzioni, dobbiamo subito dire che, com'è ovvio, è un album che si discosta molto dalle tradizionali sonorità puriste hip-hop: l'elettronica la fa da padrona per tutto il disco, rendendolo, ad un ascolto superficiale, un album poco apprezzabile dai puristi. Tuttavia, come lo stesso Mista ci ha dichiarato, se lo si ascolta in maniera più approfondita, se si va oltre il synth acidissimo e la cassa in quarti, gli amanti del diggin' potranno divertirsi a scovare sample come farebbero per qualsiasi altro disco rap. Insomma, a parer mio c'è da constatare come lo spiccato universo electro dei L.A.S.E.R. abbia fatto più di un passo in direzione dell'hip-hop: infatti le basi e il rap non appaiono mai forzati o adattati,  ma anzi condividono uno stesso mood. I beatmaker hanno avuto abilità nel creare un tappeto musicale che lasciasse a proprio agio Mista e Cali, senza però snaturare l'elettronica che da sempre li contraddistingue. Particolarmente riuscito, da questo punto di vista, è il brano "Rockstar", che prende in giro il percorso professionale che nell'immaginario collettivo cercano di fare gli arrivisti per trovare sbocchi e successo in ambito musicale.

Concentrandoci sul rap, Mista e Cali in questo album ci offrono sfoggio di abilità che già conoscevamo da tempo. Senza nulla togliere al pur bravo e presente Cali, il carisma di Mista è decisamente più evidente, e viene fuori in tutta la sua fantasia in "This is a Journey into Sound". Quest'episodio è talmente ben riuscito che vale la pena di essere raccontato: una voce narrante ci introduce questo simpatico esperimento fantascientifico nel quale Mista, che funge da paziente-cavia, viene proiettato all'interno dell'impianto audio di uno studio musicale. Il risultato è lo storytelling in rap di quest'esperimento, costellato di trovate geniali che rendono il pezzo godibilissimo ed esilarante. Nel resto del disco, le tematiche toccate non sono certo di denuncia sociale o di vita di ghetto, tutt'altro. Partono dal vissuto giornaliero dei rappers ed offrono critiche e spunti di riflessione, senza essere quasi mai banali nè superficiali.

Ospiti di questo album sono stati Dj Shocca, Giuann Shadai (ma non in veste di rapper puro, semmai potremmo dire di "singer"), Frank Siciliano, Ghemon, Dj Rockdrive (bellissima la traccia nel quale è ospite: "Back into time") Nex Cassel e Dj Tsura. In tutta sincerità, forse un po' troppi per le dodici tracce dell'album e per la sua originalità, ma tuttavia tra loro nessuno sfigura o fa abbassare il livello medio del lavoro.

Tirando le somme, questo "Blasteroids" è sicuramente un disco molto particolare, molto diverso dal solito. Forse potrà non piacere ai nostalgici della cosìddetta "golden age" e farà storcere il naso agli amanti dell'elettronica, ma si tratta sicuramente di un esperimento riuscito, curato, realizzato da professionisti ed ascoltabilissimo quando si ha voglia di metter su un disco che non sappia di "già-sentito".

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