Black Market Militia

by • 29/06/2005 • RecensioniComments (0)404

Il re è morto , lunga vita al re.

Lo avevano ormai dato per spacciato, già scrivevano gli epitaffi sulle lapidi ripensando ai bei tempi andati.

Quando il rap era politicamente e socialmente impegnato, tanto che media lo definivano la CNN del Ghetto, quando gente come P.E. e N.W.A. scuoteva le coscienze dell'America più conservatrice. Sembrava che lo spirito della Comunicazione con la C maiuscola per il rap fosse ormai smarrito in modo irrecuperabile. Sperperandosi o riciclandosi nella forma più compromissoria del conscious.

Termine abusato sotto il quale hanno trovato asilo tanto alcune menti valide quanto parecchi quaquaraqua con poco da aggiungere al già detto.

Ma negli ultimi anni l'underground si è gelosamente coltivato una nuova intellighentia di strada nel cui novero si può senza dubbio inserire anche il collettivo dei Black Market Militia di cui peraltro fanno parte personaggi già ben noti.

Il nocciolo del gruppo è infatti formato da due personaggi autorevoli come l'intelligent hoodlum Tragedy Khadafy, uno degli mc con più passato e credibilità del Queensbridge e da Killah Priest, il santone in orbita Wu autore di un quasi classico come Heavy Mental.

A completare la line-up altri due affiliati alla Wu Fam come Timbo King e Hell Razah e il newcomer bianco William Cooper.

Il loro è un rap senza molti fronzoli, attento più a colpire per la potenza che per la ricercatezza dei suoni, con uno stile di denuncia sporco per scelta e per rabbia, che scoperchia istituzioni, personaggi e situazioni senza però, purtroppo, la capacità di scendere nello specifico propria ad esempio di un Immortal Technique.

In genere comunque le loro invettive suonano ben partorite e ammantate di un che di profetico tramite un uso spropositato (e a volta anche un po' pretestuoso) di citazioni e metafore mistiche, storiche e religiose come nella miglior tradizioni dei personaggi coinvolti.

Aldilà delle rime comunque tutti gli mc dispongono di un carisma catturante che permette all'album di superare l'handicap di beats che, nella maggioranza dei casi, non entreranno certo nella storia del rap, confezionati perlopiù dai God'S Wrath Productions (costola europea di affiliati al Wu Tang).

Produzioni che suonano al crocevia tra una versione piuttosto piatta del suono Wu/Jedi Mind/Killarmy et similia e una veste altrettanto anonima del QBoro con qualche variazione sul tema che potrebbe ricordare un Hi-Tek a corto di idee.

Come detto non entreranno certo nella storia ma pur privi di particolari qualità hanno il pregio di non avvalersi di suoni particolarmente plasticosi che pregiudicherebbero l'ascoltabilità del disco come capita, giusto per fare un esempio, con gli ultimi lavori di Kool G Rap.

Per concludere BMM è un disco genuinamente militante, hardcore senza mezze misure e merita almeno qualche ascolto per la presenza di alcuni testi meritevoli, per la potenza con cui si esprimono gli mc in pezzi come Thug Nation, Audobon Ballroom (con i Dead Prez), GemStar's, The Final Call, Dead Street Scrolls o May Day.

Per contro è però forse eccessivamente inattuale, auto referenziale e poco curato nei suoni per poter uscire dalla nicchia di pubblico a cui si rivolge.

Insomma per il momento, pur con tutte le migliori intenzioni, è ancora solo comunicazione con la c minuscola.

Speriamo che ci sia una seconda prova per questo supergruppo perchè il talento, le idee e la personalità per esprimerle sono dalla loro e correggendo solo un po' il tiro potrebbero fare grandi cose.

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