Bilal: A love surreal raccontato in anteprima assoluta

by • 24/02/2013 • RecensioniComments (0)735

Agli inizi degli anni ’00, più precisamente nel 2001, il neo-soul era all’apice del suo splendore. Tra i tanti artisti emersi in quel periodo (Musiq Soulchild, Angie Stone, Jill Scott) c’era anche Bilal: talento incredibile, molto più originale e desideroso di osare rispetto ai suoi colleghi, aveva debuttato con il bellissimo 1st born second, in parte prodotto da Dr. Dre – tanto per dimostrare una volta di più che il fuoriclasse in questione non era uno tra tanti e, soprattutto, non era come tutti gli altri. Dopodiché, però, la carriera di Bilal ha subito una battuta d’arresto. Nel decennio successivo ha realizzato una lunga serie di featuring su dischi altrui, ma il suo secondo album solista, Love for sale, non era piaciuto alla Interscope, la sua casa discografica, perché considerato troppo “rischioso”: decisero di non pubblicarlo mai. Il progetto in questione fu infine diffuso su Internet in free download, mentre per il secondo lavoro ufficiale di Bilal i fan dovettero aspettare fino al 2010, con Airtight’s revenge, pubblicato tramite l’indipendente Plug Research (la stessa di Flying Lotus, per intenderci). Il timore era che il nostro eroe ci mettesse altri dieci anni a pubblicare il terzo, ma per fortuna così non è stato: A love surreal uscirà il 28 febbraio e lo abbiamo ascoltato in anteprima assoluta.

Partiamo da un presupposto: anche se amate il soul alla follia, non è detto che questo disco vi piaccia. Il titolo, infatti, non è casuale: A love surreal è esattamente quello che promette, un percorso surreale all’interno dei sentimenti. Sperimentale fino a suonare a tratti quasi dissonante, assomiglia molto più a un lavoro del già citato Flying Lotus che a uno del “rivale” di sempre – almeno nel cuore dei seguaci del genere – Musiq Soulchild. Non sono solo le produzioni a suonare intricate e complesse, ma anche le stesse canzoni: la voce di Bilal è come un sentiero tortuoso che non svolta mai nella direzione in cui ti aspetteresti tu. Qualche indizio del fatto che in origine si trattasse di un progetto neo-soul c’è ancora, ma sono decisamente pochi: l’impressione è quella di ascoltare un qualche esperimento di Prince sotto acidi pesanti. Strumenti acustici si intrecciano con synth sognanti, effettistica spaziale  e arrangiamenti mai scontati. Mentre per la voce solista forse sarebbe il caso di coniare il nuovo termine “voce solitaria”, perché non si appoggia quasi mai ai cori che di solito in questo tipo di disco abbondano. Difficile star dietro a tutto al primo ascolto, ma una volta capito il suo viaggio non si può che ammirare il coraggio, il talento e l’inventiva che ci sono voluti a intraprenderlo. La seconda metà del disco, un po’ più tradizionale (ma di poco), scorre probabilmente meglio della prima, grazie anche a canzoni struggenti come la bellissima Lost for now, ma forse è semplicemente necessario un po’ meno tempo per processarla e digerirla. In conclusione: A love surreal piacerà tantissimo a chi vive per l’astratto, la ricerca, la sperimentazione e l’atmosfera onirica di alcune nuove produzioni a cavallo tra la black music e l’elettronica (vedi alla voce James Blake, The Weeknd, Georgia Anne Muldrow e soci). Per chi invece è rimasto agli O’Jays e ai Temptations  – o più semplicemente all’inizio degli anni ’00, con quell’indimenticabile 1st born second da cui è cominciato il nostro racconto – resterà senz’altro un ottimo disco, ma sarà più difficile che la scintilla dell’innamoramento scatti davvero.

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