Big Fish: l’intervista

by • 15/05/2019 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Big Fish: l’intervista448

Uno dei nostri grandi rimpianti sanremesi è di non essere riusciti a intercettare i Sottotono, che accompagnavano Livio Cori e Nino D’Angelo in veste di superospiti. Per fortuna, però, nella vita c’è sempre una seconda occasione, che oltretutto in questo caso ci lascia anche spazio per parlare anche di molte altre cose, ben più interessanti del festival. Quello di Big Fish, in effetti, è stato un periodo molto pieno: vuoi per i suoi ultimi singoli, legati a un progetto di ri-valorizzazione delle vecchie sonorità hip hop; vuoi per la sua nuova etichetta Yalla Movement, fondata con Jake La Furia; vuoi per l’esperienza a X Factor, dove è stato il produttore e direttore musicale del team di Manuel Agnelli, e tante altre cose. Lo incontriamo in un bar vicino al suo studio, in una primavera milanese che assomiglia più a novembre; per fortuna c’è la musica a scaldare l’atmosfera. (Continua dopo il video)

Blumi: Si può dire che questi ultimi tuoi singoli siano un ritorno alle origini, in tutti i sensi?

Big Fish: Sicuramente sì. Penso che per me fosse la cosa giusta da fare: in un periodo di dominio della trap, avendo io 47 anni, mi sento in dovere di fare qualcosa che mi rappresenti e mi piaccia. In Torcida ho voluto fare un omaggio ai miei gruppi di riferimento del passato: i Mobb Deep, gli N.W.A, il Wu-Tang, i Public Enemy… per ogni ospite ho cercato di ricreare un’atmosfera diversa, prendendo i campioni originali con cui erano stati creati i loro beat e rilavorandoli, mentre Fuck’d up è più un omaggio ai suoni della west coast.

B: Riprendere i suoni che hanno segnato gli anni ’90, però, può essere un’arma a doppio taglio in una scena in cui il pubblico di riferimento del rap è sempre più giovane, e quindi quell’epoca non l’ha mai vissuta…

B.F.: Però, contro ogni previsione, hanno capito perfettamente il senso dell’operazione e hanno colto i riferimenti. Ho cercato comunque di portare le cose a un livello successivo, di pensare in grande, anziché guardare solo a ciò che è già stato fatto in Italia per cercare di emularlo.

B: Dobbiamo aspettarci un album vero e proprio su questo solco?

B.F.: Ancora non lo so, in realtà. Per ora, penso solo a produrre dei pezzi con degli ospiti che mi piacciono, e a divertirmi producendoli. Non voglio farmi troppe pressioni, non ho mire da classifica o da megahit: sono semplicemente un produttore molto prolifico, che fa un sacco di beat e vuole utilizzarli al meglio, senza lasciarli lì a impolverarsi.

B: Davvero c’è il rischio che si impolverino? Vieni da un anno davvero intenso…

B.F.: Ma il volume di produzioni che sforno è comunque superiore al volume degli impegni! (ride)

B: Tornando agli impegni degli ultimi dodici mesi, come ti sei trovato a lavorare con la produzione di X Factor? Dall’esterno, si ha un po’ l’impressione che sia una macchina da guerra rodatissima ma con ritmi estenuanti…

B.F.: In effetti è così, o almeno lo è stata per me: dovevo consegnare tot basi a settimana con tempi di lavorazione ridottissimi, il che non è semplice, dovendo coordinare un team e fare avanti e indietro tra le prove e lo studio. Però è stato molto stimolante, una bella sfida, e mi dicono che la differenza rispetto alle edizioni precedenti si è sentita. Mi fa piacere avere portato qualcosa di diverso alla trasmissione, e mi fa piacere avere avuto occasione di lavorare con tre ragazze (Luna, Martina Attili e Sherol Dos Santos, ndr) giovanissime e bravissime; con Luna abbiamo anche cominciato una collaborazione sul lungo periodo. (continua dopo la foto)

B: Nel frattempo tu e Jake La Furia avete anche fondato un’etichetta, che è anche una sorta di collettivo e team di lavoro, Yalla Movement…

B.F.: Tutto è cominciato quando stavo lavorando alla produzione di alcuni pezzi per Jake. Siamo entrambi due burloni, a livello di carattere, e entrambi teniamo sempre d’occhio le novità musicali del momento, così quasi per gioco ci siamo detti “Se mai trovassimo un artista emergente valido, sarebbe bello produrlo insieme”. A quel punto abbiamo scoperto dell’esistenza di una certa Chadia Rodriguez, di cui ci avevano mandato alcuni link come provino: abbiamo iniziato a lavorare con lei, ma senza grosse aspettative, non avremmo mai pensato che avrebbe raggiunto la fama che ha oggi in così poco tempo. Da allora abbiamo continuato a reclutare nuovi artisti, cercando però di concentrarci su qualcosa che ancora non c’è, su segmenti di mercato che siano ancora liberi. Ora nel nostro roster c’è Naska, un ragazzo che fa cose un po’ più punk; Abe Kaye, che è più orientato all’afro trap; Luna, come dicevamo prima; e ne arriveranno molti altri. La parola chiave, per noi, resta divertimento: vogliamo dare ai giovani artisti la possibilità di sviluppare la propria musica, badando soprattutto al fatto che non venga rovinata da chi è interessato a spremere tutto e subito, anziché pensare alla loro crescita.

B: Parlando di Sanremo, invece: ci avete fatto un bel sorpresone, con la reunion dei Sottotono sul palco dell’Ariston…

B.F: Colpa di quello stronzo di Livio Cori – scrivi pure così, che tanto è uno scherzo tra di noi – di cui avevo prodotto il brano con cui era in gara insieme a Nino D’Angelo, Un’altra luce. Me lo ha chiesto imperterrito per settimane: “Per me sarebbe un sogno, dai, ti prego”… Al mio quinto no, alla fine ho ceduto io! Credo che abbiamo fatto una bella cosa, però: abbiamo rimesso in pista la Coccinella, Tormento ha fatto una bellissima strofa, e soprattutto non avevamo l’ansia della gara: siamo arrivati il venerdì e il sabato eravamo già a casa. Meglio di così!

B: Con che spirito l’avete affrontata, però, visti i vostri precedenti illustri con il Festival?

B.F.: Onestamente è stato super tranquillo, non ho pensato alle polemiche perché non sapevo neanche se chi le aveva generate esiste ancora…

B: Rivedendoti con Tormento, molti hanno pensato/sperato che fosse il preludio a una reunion dei Sottotono: che puoi dirci a riguardo?

B.F.: Tra di noi non si è parlato di reunion, no. In futuro, chi lo sa, ma Torme ha le sue cose da fare e io le mie, perciò per ora la vedo dura. Se ci fosse una reunion, andrebbe fatta bene e non tanto per fare. Diciamo che gli anni ’90 sono finiti vent’anni fa ed è giusto che restino dove sono: su Sanremo 2019 posso dire che è stata una bella esperienza, ma che resta confinata lì.

B: Quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi, quindi?

B.F.: Altri pezzi miei e tanti lavori con l’etichetta, tra cui l’album di Chadia, a cui stiamo già lavorando.

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