Azealia Banks live a Milano: il rap che piace a chi non ama il rap (report + foto)

by • 23/05/2013 • ArticoliComments (0)751

La prima volta di Azealia Banks a Milano in realtà è stata qualche mese fa: invitata a suonare a un party privato di Roberto Cavalli per la settimana della moda, nel bel mezzo della sua performance si è vista capitare sul palco Sharon Stone, che passava di lì per raggiungere il privé. I fotografi hanno cominciato a prendere d’assalto l’attrice, generando una tale ressa che la sua esibizione è stata quasi del tutto coperta. Ritenta e sarai più fortunato, dicono gli antichi, e così Azealia è tornata a Milano per una serata organizzata da Vice e Live Nation, con aspettative un po’ più ambiziose rispetto alla volta precedente, probabilmente. E a ragione, perché questa giovanissima newyorkese – classe 1991 – è ormai un fenomeno di portata internazionale: ex cantante di musical, musa di Karl Lagerfeld, scandalosa protagonista di una delle più celebri copertine di Dazed & Confused, ha mollato il liceo nella speranza di diventare una star del rap, ma poco dopo ha mollato anche la XL Recordings (la stessa di Adele e Tyler the Creator, per dire), che l’aveva messa sotto contratto, causa “divergenze artistiche”. Ha deciso di provare a dare l’assalto finale al music business tramite Internet, e c’è riuscita: esplosa grazie al potentissimo banger 212, che era in free download sul suo sito, è stata subito reclutata dal manager di Lady Gaga, ma ben presto Azealia ha mollato anche lui, reo di volerla ingabbiare in un’immagine che non le apparteneva. Da allora la nostra eroina va avanti a mixtape e singoli scaricabili sul web, non ha mai realizzato un album vero e proprio e non sembra avere intenzione di realizzarlo. Alterna momenti classicamente hip hop a brani che ammiccano all’elettronica e alla dance più in voga in questo momento, con uno stile definito e personalissimo e una grinta eccezionale: chi segue il rap in maniera tradizionale non la ama molto, ma chi è di mentalità più aperta la venera. E a dire il vero, la venerano anche tutti quei fastidiosissimi personaggi che si sono autoproclamati grandi esperti di rap nell’ultimo anno e mezzo, da quando va di nuovo di moda. Quelli che incontrate a certe serate un po’ modaiole vestiti come Pharrell Williams in acido e che tra un drink e l’altro tentano di spiegarvi qual era la canzone dei Wu-Tang che ha cambiato la loro vita, ma di cui in quel momento proprio non ricordano il titolo.

E qui ci ricolleghiamo al concerto di Milano, dove il vero spettacolo era tra il pubblico: outfit spettacolarmente hipster, che avremmo voluto fotografare uno per uno. Immaginatevi un’orgia di Buffalo, shorts a vita alta, calze a rete stracciate, scarpe finto-ortopediche, visiere fluo e leggings di ogni foggia e dimensione: avvistare un b-boy lì in mezzo era un’impresa pressoché disperata. In realtà, oltretutto, il pubblico era abbastanza scarsamente numeroso, complice anche la scelta di tenere il concerto all’Alcatraz, un locale che può contenere fino a 4000 persone ma che quella sera ne ospitava non più di 500 (di cui un numero molto consistente era ospite degli organizzatori, a giudicare dalla fila alla cassa accrediti). Azealia si è fatta lungamente attendere e finalmente è arrivata sul palco accompagnata da un dj e da coppia di ballerini specializzati in vogueingNe sarebbe scesa meno di un’ora più tardi – come dicevamo, non avendo mai prodotto un’album intero, il materiale su cui basare il live era scarso – ma essendosi fatta onore come raramente capita a un live rap: animata da un’energia incredibile nonostante non ci fosse certo il pienone, Azealia Banks rappa senza doppie e non perde mai una rima, canta personalmente tutti i suoi ritornelli, e nel frattempo balla e si dimena con uno stile, una grazia e una fotta che danno la paga al 90% dei suoi colleghi maschi e scazzati. Sarà la gioventù o l’entusiasmo dei primi tour europei, ma la ragazza sembra davvero inarrestabile. Anche se il suo senso della moda, nonché quello dei suoi fan, può essere alle volte discutibile, come potrete vedere dalle foto nella gallery. Unico consiglio che ci permettiamo di dare agli organizzatori: una location più modesta, e un prezzo più abbordabile di quei 25 euro + prevendita, avrebbero senz’altro contribuito a un maggior successo del live.

Foto di Giulia ‘Ghostdog’ Alloni, tutti i diritti riservati.

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