Atelier Shallie

by • 02/05/2015 • Rubriche, The Game VaultComments (0)620

atelier shallie

Le vicende di Alchemists of the Dusk Sea, pur rimanendo sempre ambientate – come suggerisce il titolo – nella sconfinata terra arida e morente di Dusk, prendono piede circa dieci anni dopo l’inizio della trilogia. I villaggi e le città, oramai ammantati da un’aura di ruvida decadenza, non sono altro che piccoli granelli di vita persi nell’immenso oceano di sabbia che ricopre ogni cosa. Ciò che rimane delle piccole oasi viene gelosamente custodito e protetto dai pochi abitanti che ancora possono chiamarle casa. In realtà le pozze d’acqua attorno alle quali le persone si stringono si stanno lentamente prosciugando, lasciando ben poche prospettive per il futuro di quel mondo spossato. Eppure, la forza vitale di alcuni si leva ancora imperterrita dalle ardenti sabbie come un miraggio di lucente speranza. Molti si arrabattano per sopravvivere, chi facendo l’artigiano girovago, chi rovistando tra le rovine rimaste a ricordo di un’epoca che fu, come i cacciatori di tesori tecnologici. Dalla massa di quest’umanità logora spiccano due giovani alchimiste all’apparenza molto diverse tra loro, ma entrambe dal piglio deciso e fermamente intenzionate, col nostro aiuto, a coronare i loro sogni. Shallistera è la giovane e pacata figlia di un capo villaggio che si imbarca in un periglioso viaggio per la prima volta fuori dalla propria terra, nel tentativo di salvare la propria gente dalla fine ormai imminente; Shallotte Elminus sembra invece avere ambizioni opposte. Infatti, mentre la prima è mossa da nobili e seri ideali, la seconda è una giovane ed inesperta alchimista scapestrata che si accontenta di svolgere qualsiasi lavoretto sottopagato che le capita a tiro, sperando di guadagnare abbastanza da poter aiutare la mamma nel vecchio atelier del padre e da poter un giorno padroneggiare i reconditi segreti dei processi alchemici o, al massimo, magici. Sia che si scelga la seria Shallistera, sia che si opti per la simpatica e libera Shallotte, la trama in realtà cambia poco, portando le due protagoniste su binari paralleli sino al momento del loro incontro, quando instaureranno un profondo legame che intreccerà le loro esistenze in un unico destino. Come da tradizione, Atelier Shallie presenta una sceneggiatura abbastanza curata, con comprimari maggiormente caratterizzati rispetto al passato e dialoghi che alternano momenti simpatici e leggeri ad altri più riflessivi, con alcune perle riservate principalmente al rapporto tra le due eroine. In ogni caso, il ritmo della narrazione risente ancora di alti e bassi; non tanto per l’alternanza tra momenti lievi ed altri più intensi, quanto piuttosto per l’intrinseca struttura di gioco, che non permette al titolo di raggiungere vette elevate di pathos, nonostante la presenza di alcuni cameo interessanti. Atelier Shallie non si discosta dalle caratteristiche della serie, ormai rese dei veri e propri dogmi ruolistici dai ragazzi di Gust. La tela su cui viene dipinto il susseguirsi degli eventi non è altro che una fitta tramatura composta da esplorazioni, combattimenti a turni e dall’immancabile crafting, ossia quello che da sempre è il vero punto forte della serie Atelier. Le esplorazioni, che alternano la world map ad ambienti tridimensionali di scarsa estensione, permettono di viaggiare per il mondo e collezionare una pletora infinita di materiali grezzi da utilizzare nel nostro laboratorio di giovani alchimisti per sbizzarrirci nella continua scoperta di ricette e combinazioni alchemiche, oppure nella produzione di armi ed equipaggiamento. Il sistema di crafting, in questa ultima fatica del team di sviluppo, è stato reso ancora più preciso, studiato ed esteso, tanto che all’inizio anche chi ha già una certa dimestichezza potrebbe necessitare di un momento per comprenderne la reale complessità. Gli scontri, non causali e rigorosamente a turni come impone l’etichetta, non si discostano da quello cui siamo tutti abituati. La trilogia si conclude dunque con un capitolo nel complesso gradevole; sperando che l’avvento della ormai current gen possa incentivare lo svecchiamento di un brand che, ridendo e scherzando, sul groppone ha quasi vent’anni.

Voto: 8

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