Atelier Rorona Plus

by • 03/08/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)422

atelier rorona plus

 

Atelier Rorona Plus è una versione potenziata e ribilanciata di un gioco originariamente pubblicato su PS3 tra il 2009 (release giapponese) e il 2010 (europea), che torna a fine generazione con la speranza di avvicinare nuove schiere di fan alla formula che tanto successo ha ottenuto nel suolo natio. Dopo aver portato su PSVita il secondo e terzo capitolo della trilogia di Arland, Gust stavolta torna alle radici, proponendo anche sulla console old gen di Sony il primo dei tre episodi (undicesimo in totale, contando dai primordi della serie sulla prima Playstation): sebbene abbia lavorato sulla versione casalinga per questa recensione, il porting per la console portatile non differisce in alcun modo, presentando la stessa funzionalità cross save ma non, purtroppo, quella cross buy, e proponendo gli stessi contenuti aggiuntivi e i nuovi finali esclusivi. La storia è disarmante nella sua semplicità: Rorolina Frixell, più nota a tutti come Rorona, lavora come apprendista in una bottega alchemica, di proprietà di Astrid Zexis, indolente donna apparentemente poco interessata ad aumentare il proprio volume d’affari. Questo apprendistato è totalmente gratuito, perché necessario a ripagare Astrid dei trattamenti medici che questa ha prestato ai genitori di Rorona, curandoli da una misteriosa malattia. Quando però i reggenti di Arland, alla luce dello scarsissimo apporto della bottega all’economia cittadina, ne decidono la chiusura, starà al giocatore, nei panni della disordinata e dolce Rorona, svolgere dei compiti utili alla comunità, al fine di dimostrare l’utilità del laboratorio e salvarlo dalla sparizione. “Leggerezza” sembra essere la parola d’ordine: le motivazioni, i “nemici” (anche solo chiamarli così fa sorridere), i componenti del party sono tutti improntati alla spensieratezza, con un plot che non si prende mai sul serio e si rivela una valida alternativa agli intrecci seriosi ed apocalittici che ci vengono propinati da anni. Le aggiunte a questa versione sono numerose , ma nessuna va a influire sul gameplay in maniera significativa: si spazia da migliorie tecniche, come modelli dei personaggi ridisegnati e ambienti con texture meglio definite, ad aggiunte contenutistiche in fatto di costumi, personaggi selezionabili, quest secondarie e finali alternativi, che portano il totale di quelli visualizzabili a trenta. Riassumendo per i neofiti il gameplay, questo è nettamente diviso in due fasi ben distinte: quelle all’interno della cittadina, dove l’attività preponderante è quella di sintesi degli oggetti alchemici, e quelle di esplorazione e combattimento, che sottendono alla ricerca di nuovi ingredienti e al compimento delle numerose missioni secondarie. Tutte e due queste fasi richiedono tempo, scandito da un implacabile orologio interno al gioco, che assurgerà presto al ruolo di unico, vero avversario: le dodici missioni principali (completabili in una ventina di ore scarse) sono tutte a tempo, e devono essere portate a termine nell’arco di novanta giorni, pena il game over. Considerando che ogni azione in game consuma tempo (tranne lo shopping nei negozi e i dialoghi con i personaggi non giocanti), la vera sfida per il giocatore, onestamente mai proibitiva, è contro la tirannia dell’orologio, visto che per le ricette basterà imparare da appositi tomi e i nemici che saremo chiamati ad affrontare durante le nostre peregrinazioni sono poco più che sparring partner. Soddisfare i requisiti minimi di ogni missione e fare strage di mostri sono obiettivi davvero alla portata di tutti, ma i giocatori più esperti troveranno pane per i loro denti nel tentare di creare oggetti di alta qualità, vista la relativa rarità delle materie prime di alto livello e la mancanza di tempo a disposizione per dedicarsi alle fasi di raccolta. Torna anche il New Game Plus, che regalerà decine e decine di ore di svago supplementare a chi vorrà godersi il maggior numero di finali possibili. Come da tradizione per la serie, il character design e il mondo di gioco tradiscono la loro origine giapponese già ad un primo sguardo, mettendo in scena tutti i tratti distintivi dell’arte del Sol Levante, che inevitabilmente divideranno i videogiocatori: pur non sforzandosi affatto di uscire dal seminato, gli artisti al soldo di Gust hanno saputo confezionare un mondo colorato e ridente, che ben si sposa con i toni leggeri dell’avventura e propone un arcobaleno di novità per l’occhio del videogiocatore, abituato ai grigi e ai marroni della generazione di console che sta andando in soffitta. Molto bene il sonoro, che ha mantenuto la gran parte dei motivetti originali e ne ha riarrangiati di altri, a comporre un ventaglio di musiche sbarazzine e vivaci, che vi sorprenderete a fischiettare a console spenta. Atelier Rorona Plus si pone come il punto di partenza ideale per quanti non abbiano mai affondato i denti in questa peculiare serie, e che magari siano alla ricerca di un gameplay diverso dal solito JRPG.

Voto: 8

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