Amill Leonardo: l’intervista

by • 03/10/2017 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Amill Leonardo: l’intervista11

Il 29 settembre è uscito per Flus Music – con distribuzione a cura di Sony Music – Striker, il nuovo ep di Amill Leonardo. Sette nuove tracce che vedono la partecipazioni, tra gli altri, di nomi quali Vacca, Maruego e i 2nd Roof, e che incarna tutti i tratti distintivi della musica del rapper d’origini marocchine. Sonorità, tematiche e delivery sono infatti immediatamente riconoscibili, e danno vita ad un viaggio nell’immaginario di Amill Leonardo. Abbiamo quindi scambiato quattro chiacchiere per farci raccontare qualcosa in più riguardo il disco, strizzando l’occhio anche al prossimo futuro.

 

Riccardo: Partiamo dal titolo, Striker. Un termine che in inglese definisce l’attaccante nel calcio, ed è immediato il collegamento a Lewandoski e N9. La traduzione letterale però può anche essere “colui che fa centro”: Striker è il tuo primo progetto distribuito da Sony, senti di aver fatto centro?

Amill Leonardo Volevo dare continuità ai progetti passati anche perché la gente ormai mi riconosce per questo, ma comunque sì, dai, penso di aver fatto il primo centro in campionato

 

R. L’ep si apre con Walida, traccia contraddistinta da un’introduzione parlata in marocchino – lingua del paese nel quale affondano le tue radici. Cosa dice la voce? Vista la natura particolare del pezzo – dedicato alla figura materna – la curiosità è tanta…

A.L. È mia madre che parla in un vocale audio e mi benedice; tradurlo letteralmente è un po’ difficile… Un arabo capisce subito. È come se dicesse “Che dio ti benedica e ti aiuti”.

R. Ascoltando brani come Pronto Wesh, a tratti è impossibile non notare somiglianze stilistiche – a livello di flow e delivery – con Ghali. La tua musica è però decisamente meno edulcorata, senza filtri; senti di avere punti in comune con lui? Oppure anche a livello di pubblico ci sono differenze sostanziali?

A.L. Tra di noi c’è una vicinanza culturale legata alle origini ma musicalmente, a livello di stile, mi sento distante: come hai detto tu la mia musica è molto più cruda. Il mio pubblico poi, anche se ben definito, lo sto ancora coltivando. Non sono qua per rubare il posto a Ghali, insomma… Anzi, mi piacerebbe collaborare con lui!

 

R. Dalla tua musica traspare chiaramente la convinzione che il rap sia uno strumento di rivalsa sociale e di realizzazione personale. Fino a qualche anno fa riporre aspettative simili, su un genere come il rap, in Italia era praticamente impossibile. Le cose però stanno finalmente cambiando: quali pensi siano stati i fattori scatenanti? Cosa potrebbe servire invece per raggiungere la situazione di paesi quali Francia o Inghilterra?

A.L. In Italia a livello di possibilità di successo ciò si è reso possibile grazie ai maggiori esponenti della scena attuale che, con i loro successi, hanno aperto le porte a ciò che prima sembrava difficile. Quello che manca ora in Italia è persistere e continuare su questa strada.

 

R. Sono due le produzioni in Striker a portare la firma dei 2ndRoof, produttori tra i più affermati nel panorama italiano nonché firme dietro tante hit multiplatinate. Com’è nata questa collaborazione? Sentivi la pressione di lavorare con dei veri e propri mostri sacri?

A.L. Ma guarda, semplicemente amavo le loro produzioni e li stimo molto come persone, dunque avevo parecchia voglia di misurarmi con loro. Ci siamo beccati in studio e il feeling è nato all’istante.

R. Vista la tua grandissima passione per il calcio, vado per un attimo fuori tema e ti chiedo: da chi vedi occupate (e in che ordine) le prime quattro posizioni in serie A a fine stagione? Chi invece si porterà a casa la Champions League?

A.L. Direi che potrebbe andare così: Juventus, Napoli, Roma, Milan. Invece la Champions secondo me la vince il Chelsea.

 

R. “Odio la gente che ti etichetta, mi sono aperto un’etichetta”: in Kappa racconti così di aver dato vita a Flus Music, la tua etichetta. Arrivano quindi grandi libertà artistiche e nuove possibilità, ma al contempo non poche responsabilità e impegni: perché la decisione di fondare una tua label? Quali sono i piani per l’immediato futuro di Flus Music?

A.L. Ho voluto aprire una mia label per continuare a spingere il mio progetto artistico: continuare a spingere Aziz Noir e Ghile… Ma soprattutto c’è il desiderio di voler essere liberi e continuare a concepire la musica come vogliamo, senza paletti.

R. Con Striker si aprirà una nuova parentesi dal punto di vista dei live e tornerai a suonare lungo lo stivale. Tornerai a lavorare anche in studio però, o per il momento ti concentrerai solo sulle date? Quali sono le prime in calendario?

A.L. Qualche data ci sarà ma senza esagerare, forse solo una al mese o due. La prima è a Vicenza il 14 ottobre. Per il resto sto già lavorando al futuro: quando si chiude un progetto ci si prende un attimo di tempo ma già si pensa alla prossima mossa.

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