Amerikaz Nightmare

by • 20/12/2004 • RecensioniComments (0)452

Fino a due/tre anni fa erano davvero in pochi a non temere che i Mobb Deep fossero un patrimonio musicale prossimo a disperdersi.

L' uscita di Infamy nel 2001 aveva accertato il pessimo stato di forma del duo del QB: l' album, imbastardito da sonorità troppo soft, oltre a rimanere distante dai fasti e dalle atmosfere di The Infamous e Hell On Earth aveva venduto pochissimo (come Jay-Z gli ricordò beffardamente dissandoli in Takeover) e deluso la loro fan-base.

Incassato il colpo, Pee ed Hav hanno allacciato rapporti con The Alchemist, il produttore underground più caldo degli ultimi anni, allo scopo di affiancarlo ad Havoc nel lavoro di restyling del loro suono.

Con questo jolly nella mano si sono ricalati nel "gioco" prima con una serie di comparse di alto livello su varie mixtapes (molte delle quali raccolte nel doppio disco Free Agents del 2003) e infine appunto con questo Amerikaz Nightmare.

Un disco che forse non ha le stimmate del classico ma è sicuramente un ritorno convincente nonché un lavoro apprezzabile in generale.

Merito di un buon connubio tra la tensione che offrono pezzi quali Amerikaz Nightmare, On The Run, When You Hear The (eccezionale il beat che fornisce Alchemist) e One Of Ours Pt. II (con un Jadakiss ineguagliabile come al solito) e la potenza di bangers come Flood The Block e, soprattutto, Got It Twisted per la quale Alchemist riesce a sposare un attitudine sonora -100% Mobb- con un appeal da dancefloor.

Una parentesi a parte la richiedono Real Gangstaz e Throw Your Hands che presentano le produzioni dei due macinatori di hits più in vista del momento: rispettivamente Lil Jon e Kanye West.

Da lodare in entrambi i casi il tentativo di restare in tema col tono generale dell' album, ma se Real Gangstaz non è molto più che un miscuglio di stili che poco hanno a che fare tra loro, potenzialmente un buon singolo da pista ma che centra nulla col resto del disco, Throw Your Handz è invece una delle tracce che contribuisce ad alzarne il livello.

I veri capolavori però sono We Up e Win Or Lose, la prima è una autocitazione dei Mobb Deep di metà 90: se vi consumate ancora i timpani con Hell on Heart, se amate il vecchio suono del QBoro, quel convivere di rabbia e malinconia nella stessa melodia questo è uno di quei pezzi che vi darà modo di soffiare via un po di polvere dai ricordi.

Più o meno lo stesso si può dire di Win Or Lose (ennesima perla di Alchemist) con la sola differenza che se We Up è un tributo al passato, Win Or Lose si spera sia il ponte sul futuro prossimo dell' accoppiata Mobb Deep-Alchemist,, produzione soulful impreziosita da un frammento di cantato del campione originale che accompagna la strumentale per tutta la sua durata.

Una delle canzoni dell' anno nonché forse l'unica del disco che potrebbe legittimamente ambire ad entrare nella top-10 dei loro migliori pezzi di sempre.

Il resto dell'album scorre senza infamia e senza lode, il rap del duo è come al solito tanto strepitoso per lo stile quanto povero di contenuti che vadano molto oltre i clichés da thugs (eccezione più evidente a questa regola è rappresentata da Neva Change in cui sono affrontate tematiche più sociali) con un Havoc che si segnala per una notevole escalation metrica e un Prodigy che si conferma il "The Voice" del rap newyorchese.

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