Alessio Beltrami: l'intervista

by • 01/12/2006 • IntervisteComments (0)712

Alessio Beltrami, bresciano di nascita, si divide tra Milano e Londra, le due città in cui ha concepito e registrato il suo EP d'esordio 6 pezzi + 1 remix. Il suo lavoro di debutto ha ottenuto un grande successo sia in termini di critica che in ambito mediatico: è stato uno degli artisti nu-soul italiani più diffusi e visibili dell'ultimo anno, a livello mainstream come nell'underground. Co-fondatore, con l'amico Dario Serafino, del progetto TheItalianSoul, sta attualmente lavorando a un nuovo album completo.

Blumi: Molti di coloro che fanno soul in Italia hanno dei trascorsi da hip hopper. È stato così anche per te?

Alessio Beltrami: Si, esattamente così: anche io mi sono avvicinato in questo modo al Soul, passando prima dall’hip hop. Inizialmente non mi interessava granché il filone RnB /soul ma col tempo ho iniziato ad apprezzarlo ed è poi diventato la mia passione principale.

B: Quando e perché hai cominciato a cantare? Hai un background da musicista o sei un autodidatta?

A. B. : Ho iniziato a cantare in modo spontaneo, provando le prime cose a 17/18 anni. All’inizio erano dei timidi tentativi del tutto istintivi, poi ho aggiustato il tiro con un po’ di teoria e di pratica guidata. Per il piano, lo strumento che suono, ho preso lezioni; all’inizio, verso i 18 anni, in modo discontinuo, ma tuttora studio individualmente e con insegnante a fasi alterne. Ho approcciato anche il basso elettrico circa 2 anni fa, ma non l’ho mai fatto fruttare, quindi resto un mezzo pianista, semi-autodidatta.

B: Il tuo ultimo lavoro, 6 pezzi + 1 remix, ha avuto ottimi riscontri di pubblico e di critica. Raccontaci qualcosa di com’è nato, di quello che significa per te…

A. B. : Uscire con un EP ha avuto per me lo scopo ben preciso di confrontare me stesso e la mia musica col pubblico in modo concreto. Questo era il mio obiettivo, l’ho sentito come un passo indispensabile per iniziare: sentivo di aver tardato troppo in questo senso e così ho accelerato al mio ritorno da Londra. I pezzi sono stati prodotti per la maggior parte a Londra e rifiniti e registrati a Milano con Dario Serafino, che ha collaborato al disco e col quale porto avanti il progetto TheItalianSoul (www.theitaliansoul.com).

B: Oltre a comporre testi e melodie, ti occupi anche di produzione e arrangiamento dei tuoi brani. Generalmente lavori con il campionamento e i synth oppure l’accompagnamento è strumentale? Come ti poni nei confronti dell’uso di queste due tecniche?

A. B. : Si, seguo tutta la fase di produzione. Non utilizzo campioni, non essendo parte del mio mondo, ma evito anche perchè non ne sono in grado, non è nelle mie abilità. Lavoro con un mix di strumenti “vivi” e synth: solitamente l’idea di base è piano e voce (o al pianoforte o col Fender Rhodes) e da lì poi rifinisco la produzione e gli arrangiamenti. Campionamento e composizione con strumenti sono due modi di lavorare differenti e compatibili, come è stato dimostrato in tanti dischi; io, semplicemente, non sono in grado di usare campioni e invidio parecchio chi suona e riesce a mischiare samples alla produzione.

B:
Nei tuoi live ti avvali di una band vera e propria. È stato difficile trovare musicisti che s’interessino e s’intendano di una musica così poco conosciuta in Italia? Quanto conta per te la dimensione live?

A. B. : È molto difficile trovare musicisti con i riferimenti giusti, è una grande sfida. Io ho avuto la fortuna di trovare una formazione già fatta, che seguiva i live di Kaso e Maxi B e che aveva già tutti i riferimenti del caso. Il grosso del lavoro era già stato fatto, ma so che confrontarsi con i musicisti per portare dal vivo pezzi con sonorità black è molto difficile. Ci sono spesso riferimenti diversi, c'è una visione a volte riduttiva e semplicistica di quelle che sono le caratteristiche di questa musica. Mi considero quindi molto fortunato.

B: La tua musica è spesso paragonata alle produzioni nu-soul americane. Credi che l’accostamento sia azzeccato?

A. B. : Beh, sicuramente si avvicina di più a quelle che ad altro, anche se mi sento più vicino a certe sonorità europee di questo genere. Credo di suonare più europeo che americano e i miei ascolti spesso restano in Europa. Certo, la discografia americana che mi ha influenzato è comunque radicata in me, ma mi rispecchio maggiormente nel sound europeo.

B: Quali sono i tuoi musicisti e i tuoi periodi di riferimento, in Italia come all’estero?

A. B. : Ascoltando tante cose è difficile da stabilire… La mia passione più forte è sicuramente Prince: lui è trasversale e completo quindi indispensabile. Anche se ultimamente non lo ascolto parecchio, resta il riferimento più grosso per me. Tra i pionieri, poi, cito sicuramente Curtis Mayfield e Gill Scott Heron, mentre tra gli artisti nuovi Omar, Amp Fiddler e Raphael Saadiq sono in cima alla lista. Di italiano non guardo a nulla in maniera determinante, anche se tra i miei favoriti ho Dalla, Paoli e Vinicio.

B: In Italia il soul è ancora poco conosciuto e apprezzato, sia dagli ascoltatori che da chi fa musica. Credi che ci sarà mai spazio per una vera e propria scena, dalle nostre parti? La nostra cultura musicale è adatta a farci appassionare a determinate sonorità, o i seguaci del soul resteranno casi isolati?

A. B. :
Non so farti una previsione analitica sulla cosa. Ho paura che resteranno casi isolati: la nostra cultura è solitamente aperta alle forme d’espressione artistica cariche di sentimento, ma evidentemente o la forma musicale del Soul è troppo distante, o il Soul degli ultimi anni ha perso un po’ di sentimento.

B: Secondo te come dovrebbe essere il rapporto tra hip hop e soul? Hanno più punti in comune o più differenze?

A. B. : Ci sono sicuramente parecchi punti in comune e musicalmente i due generi si sono molto avvicinati negli ultimi anni, prestandosi a vicenda qualcosa. Continuano comunque a mantenere numerose differenze e credo che abbiano un equilibrio che funziona molto bene. Resta la distinzione sostanziale tra un genere che ha un approccio musicale/creativo tradizionale, il soul, e un genere incontrollabile e senza regole musicali, come l’Hip Hop.

B: Raccontaci qualcosa delle persone con cui collabori…

A. B. : Al momento sto collaborando con Dario Serafino al progetto TheItalianSoul, che nasce da una sua idea e che abbiamo portato avanti assieme. Ho scritto alcune cose per il suo album che uscirà a breve, mentre lui ha collaborato anche a 6 Pezzi+ 1 remix e all’album nuovo. Per ciò che riguarda l’album nuovo, sto collaborando anche con i ragazzi della band di Kaso e Maxi B, in particolare con Paolo Frattini (basso) e Marco Mengoni (batteria).

B: Cosa ti aspetta nell’immediato futuro?

A. B. : Sto lavorando al mio album, per il quale non ho previsioni d’uscita, essendo ancora all’inizio. Tra poco invece uscirà in esclusiva per il web (su Itunes Music Store e su altri stores del digitale) una versione reloaded dell’EP; I brani sono stati
remixati da Bassi, Crookers, Brigante Connection, Stiv, Music In Head Prod. e Stokka. Il progetto dovrebbe essere in vendita da gennaio.

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