Alborosie:l'intervista

by • 03/07/2008 • IntervisteComments (0)421

Tempo di reggae, visto l’imminente inizio del Rototom Sunsplash di cui vi fornirò personalmente un dettagliato e quotidiano resoconto! Abbiamo nuovamente incontrato il nostro vanto nazionale Alborosie, prima della tappa milanese del suo tour europeo. Per guardare qualche scatto di quel giorno, con un ringraziamento particolare a Shams che li ha realizzati, il link è il seguente: http:[email protected]/sets/72157605844670037/

Haile Anbessa: siamo qui ancora una volta con Alborosie. Ciao Alberto è un piacere incontrarti nuovamente! Come va?

Alborosie: ciao Mario è un piacere incontrarti di nuovo. Sono  parecchio influenzato ma ce la faremo anche questa volta! (ride)

H.A.: l’ultima volta che ci siamo visti era lo scorso novembre. Come hai passato questi mesi? Cosa hai fatto in questo lasso di tempo?

A.: un sacco di lavoro in studio e un sacco di progetti nuovi che usciranno anche prodotti da me di nuovi e vecchi talenti. E poi tante nuove canzoni. Sto producendo anche l’album dei Tamlins, un gruppo storico degli anni ’80. Sto producendo anche molti singoli di artisti giamaicani. Di mio stanno uscendo 5 pezzi nuovi un po’ alla volta. Abbiamo suonato molto anche nei Caraibi, in Giamaica. Ma soprattutto lavoro in studio. Insomma la normale vita del musicista! (sorride)

H.A.: ora parliamo dell’album che tutti cercano come l’oro. Novità?

A.: ripeto, l’album è pronto e abbiamo firmato con Greensleeves. Il problema che c’è stato non è stato un problema strettamente nostro. Come sai ora come ora il mercato è in una crisi totale. Noi non volevamo un contratto milionario, non siamo proprio su quella lunghezza d’onda. La nostra richiesta era semplicemente quella di avere una promozione adeguata, un supporto a 360 gradi con video ecc. Questo concetto non è mai stato chiaro all’etichetta. C’è stata una sorta di fraintendimento. Perciò abbiamo deciso di farlo da noi. Anche se ti posso annunciare in anteprima che poco prima di partire per il tour la Greensleeves ha accettato le condizioni di cui prima ho accennato. Chiedevamo solo la promozione ma siccome il business è in crisi ci sono stati alcuni problemi organizzativi.

H.A.: quindi il disco è pronto? La data di uscita nei negozi?

A.: il disco è pronto da tanto. Oramai è vecchio! (ride). La data nei negozi non la so. Sicuramente questa estate. È un disco che non dovrebbe aspettare, appena lo si è fatto bisognava buttarlo fuori! Anche se c’è talmente tanta aspettativa che credo farà comunque buoni risultati. Anche se non so quanto buoni vista la crisi del settore. Lo sai anche tu che comprato uno se ne bruciano 500. Appello: dovete comprare i dischi altrimenti gli artisti di giorno lavoreranno al supermercato e di notte canteranno!(ride). E non è una bella cosa!

H.A.: il titolo è sempre Soul Pirate?

A.: sì quello è il mio disco e così sarà.

H.A.: il tuo rapporto con Specialist Dillon, grande manager che ha collaborato tra gli altri con leggende del calibro di Shabba Ranks e Bounty Killer. Cosa ti ha insegnato lo stare a stretto contatto con lui?

A.: stare vicini a persone con un bagaglio di esperienza simile ti aiuta e ti ispira sempre. Devo ringraziare Specialist soprattutto per ciò che mi ha insegnato riguardo all’esperienza internazionale. Per quanto riguarda la sfera nazionale-italiana mi difendevo già bene da solo ma per il mondo in generale è tutta un’altra visione e perciò devo dirgli grazie. Ho ancora molto da imparare.

H.A.: ora sei in tour con la band. Ti abbiamo visto anche in tour con One Love come sound system. Quale dimensione preferisci?

A.: la band chiaramente. Ha un suo perché anche il sound intendiamoci. La mia musica ha un certo appeal con i sound anche perché io mi considero un artista dancehall. Quindi il sound è anche la mia dimensione, mi ci trovo a mio agio. Ma con la band è tutto un altro mondo.

H.A.: parlami di qualche giovane promessa che stai producendo…

A.: io non produco nuovi artisti io mi concentro sui vecchi artisti soprattutto (ride). Dicevo appunto dei Tamlins. Mi piace la Old School. Voglio tornare un po’ alla musica per i cultori del genere, un po’ di nicchia come il dub per esempio. Io considero la mia musica di nicchia per questo mi piace. Voglio che la musica di nicchia diventi popolare. Lo so, è una strana filosofia ma sono convinto che è nel laghetto più piccolo che peschi i pesci più grossi.

H.A.: sei un artista a tutto tondo. Fai tutto tu, dai testi, alla musica fino alla produzione. Vorrei sapere da cosa inizi quando ti siedi ad un tavolino…

A.: in studio dalle basi, a casa dai testi. Anche se a pensarci bene lo studio è a casa quindi inizio sempre dalle basi (ride). Sulla base poi ci sparo su una frase come diceva Neffa!

H.A.: ti vedremo anche sul mainstage del Rototom presto. Come ci si sente ad essere passati in così poco tempo dal pubblico al palco principale?

A.: io sono sempre terrorizzato (ride). A volte è necessario fare le cose senza rendersene conto perché se ci si ferma un attimo a riflettere non si riesce nemmeno a farle. Quando sali su un palco e hai sotto 100.000 persone, mi è capitato molte volte, non puoi pensarci. Bisogna pensare o la va o la spacca. O vivo o muoio. Credimi. E finora sono ancora vivo!

H.A.: hai fatto tanti pezzi. Quale è quello a cui sei più affezionato?

A.: no li amo tutti. Anche se sono grato ad alcuni pezzi come Herbalist o Kingston Town per avermi fatto arrivare a livelli molto alti, sono tutti figli miei i miei pezzi e quindi voglio bene a tutti i pezzi alla stessa maniera.

H.A.: pensi che tornerai mai a vivere in Italia?

A.: ma ora ci vivrò per due mesi no? Facciamo 40 date in tutta Europa! Tornare a vivere qui non avrebbe senso dopo che si è costruito tutto questo. Dovrei forse buttare via tutto? La cosa funziona perché è cominciata proprio dalla Giamaica. Se fosse iniziata da qui non avrebbe funzionato allo stesso modo.

H.A.: anche perché coi tempi che corrono qua da noi…

A.: wow..non so cosa dire. Sono senza parole non tanto per il governo che è cambiato. Sono senza parole più che altro per chi vota questa gente. Mi chiedo come mai. Mi chiedo come la gente sia così cieca. Come si possa fare trascinare così da false promesse. Mancano radici e spiritualità. Quando hai la radice sai come vanno le cose. E quindi non vai in direzioni sbagliate. Però devo rispettare questa scelta perché è la scelta di tanta gente. Ma comunque la combatto. Il nemico va sempre rispettato.

H.A: posso pubblicare ciò che mi hai appena dichiarato? (sorrido)

A.: come no, altrimenti non ti avrei risposto!

H.A.: tornando all’argomento della spiritualità. L’ultima volta che ci siamo visti tu mi hai detto che sei rimasto deluso dal comportamento di certi psudo profeti dell’isola e perciò te ne sei distanziato. Ora vorrei entrare, se me lo permetti, un po’ più nello specifico. Chi o che cosa ti ha deluso?

A.: io parto dal presupposto che non ci sono mai degli errori ma sempre delle lezioni. Cose che si imparano. Un cd è come
un film. Ci sono delle cose che possono essere dette ma poi nel dietro le quinte scopri che è tutto il contrario. Cose cantate ma magari scritte da qualcun altro, quindi non pensate veramente da chi le canta. Se faccio un pezzo sulla pace, l’amore e l’unità credo sia necessario sentirli veramente quei concetti. Invece posso garantirti che non è sempre così. Per quanto riguarda me Alborosie è sempre così ma per quanto riguarda la complessa realtà giamaicana è tutto un po’ diverso. Io non condivido tutte le liriche che si cantano in Giamaica. Rispetto ogni artista per il livello raggiunto ma quando cantano alcune cose, leggi omofobia, non mi trovano in nessun modo d’accordo. Certe prese di posizione non le condivido. Io sono peace and love, sai.

H.A.: e tu, nella tua posizione, non hai mai avuto modo di confrontarti con questi artisti e esporgli le tue idee?

A.: hai mai parlato a un muro? Ho detto tutto…

H.A.: puoi farci qualche nome già che ci sei?

A.: no comment.

H.A.: in Giamaica come è la tua vita al di fuori dell’attività musicale? Hai qualche altra attività parallela?

A.: io sono un vero animale da studio. Faccio solo musica. Ho lo studio in casa mia. La mattina mi alzo, bevo il caffè, vado di sotto nel mio studio, smanetto, poi torno su, mi faccio un piatto di pasta, poi torno giù smanetto e solo quando ho ben digerito vado a dormire. Questa è la mia giornata tipo.

H.A.: per esperienza diretta sono appena tornato da Gerusalemme e posso dirti che là vai tantissimo. In molti mi hanno chiesto quando andrai a suonare nella mistica terra santa.

A.: se mi invitano, vado ovunque. Anche al Vaticano!(ride) Potrei fare un concerto per il Papa! (ride) Un giorno mi stancherò di girare e dirò basta ma per ora è divertente e lo faccio. Gerusalemme la cito spesso nelle mie canzoni perché è la terra natale del Maestro. La amo molto. Andarci per cantare sarebbe una pura virgola. Andrei per vedere, per carpire, per sentire quei profumi…

H.A.: ultima domanda. Ho visto del merchandising col tuo nome. Puoi parlarcene? (n.d.r. le foto al link: http:[email protected]/sets/72157605844670037/)

A.: sì abbiamo una linea di merchandising ufficiale. Abbiamo spille, tazze, canottiere, t-shirt, borse, bandiere, e placche con le mie foto che durano in eterno. Sono state trattate con uno speciale processo per non rovinarsi mai. Questi prodotti saranno venduti durante il tour e sul sito www.pcfjamaica.com.

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