Alborosie: l’intervista

by • 05/06/2016 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Alborosie: l’intervista825

albo
Alborosie è oramai una vecchia conoscenza di Hotmc. Lo abbiamo ricevuto via Skype per le nostre consuete quattro chiacchiere in vista dell’uscita del suo nuovissimo album Freedom & Fyah. Vediamo cosa ci ha raccontato.

Haile Anbessa: ciao Alberto come va? Sei a Kingston?

Alborosie: sì ci stiamo riposando e preparando per il lungo tour. Ho sempre questo feeling alla vigilia che devo perfezionare ancora qualcosa ma ci stiamo arrivando dai.

H.A.: parliamo subito di Freedom & Fyah. Un album molto atteso da tutti gli amanti del buon reggae. Descrivimelo.

A.: 13 tracce per un disco 100% Alborosie. È difficile spiegarlo a parole, consiglio naturalmente di ascoltarlo. Come qualcuno dei tempi d’oro disse: lasciamo parlare le canzoni! Posso dirti però che non mi è mai capitato come questa volta di fare un disco così uniforme e omogeneo, con un filo conduttore dalla A alla Z. In passato nei miei dischi invece c’era prima il pezzo ska, poi quello rub a dub, poi quello one drop e così via. Questa volta le influenze rub a dub e dub sono molto forti con una piccola contaminazione dubstep in Fly 420. Sono molto contento del risultato.

H.A.: da dove deriva questo titolo?

A.: inizialmente doveva essere Songs of Freedom & Fyah. Poi ho deciso di tagliarlo perché altrimenti era troppo lungo. Libertà perché rappresenta un nuovo capitolo per me dato che ho abbandonato il mio management e adesso mi gestisco da solo. E’ anche il mio ultimo disco del ciclo di 5 con Greensleeves anche se spero di farne altri sicuramente. Fyah è il fuoco di purificazione che non smette mai di bruciare. Lo porterò in Sud America, Nord America e in tutto il mondo.

H.A.: già scrivevi e suonavi tutto.. Ti mancava giusto il management!

A.: guarda quest’anno ho iniziato a fare pure il regista dei video! A proposito usciranno presto due miei video diretti in questo caso da Mauro Russo e Roberto Minotti che sono veramente di qualità eccelsa. Risultato cinematografico sia per Fly 420 che Cyaan Cool dove apparirà mia sorella Nina Zilli.

H.A.: nel disco c’è anche una collaborazione con Protoje. Come hai unito old school con new school?

A.: posso essere sincero con te. Nel reggae per fare una collaborazione non hai una scelta vastissima, i nomi di qualità che girano sono sempre quelli da anni. Protoje poi è un mio caro amico da anni. Pensa che gli mandai un ritmo da vociare nel 2011. Lui comunque se l’è presa comoda e in cinque anni abbiamo concretizzato. Stessa cosa con Kymani con cui ho iniziato nei miei esordi in Giamaica. Con gli altri non ho molta confidenza e quindi preferisco rimanere sempre sulla rotta che conosco.

H.A.: e la copertina?

A.: avrei voluto che venisse realizzata da qualche fan. Abbiamo ricevuto milioni di lavori anche di valore ma essendo io molto selettivo ho preferito rivolgermi altrove. Ho apprezzato comunque lo sforzo di tutti e ho tentato di rispondere personalmente a tutti ringraziando.

H.A.: so che hai lavorato anche a un progetto tutto italiano, chiamato Rockers, molto interessante in cui, in veste di produttore, hai donato delle basi a nomi del calibro di Jovanotti, Fedez, Elisa, Negramaro e così via per farne un disco…

A.: questo è un progetto un po’ pioneristico, dato che in Italia non abbiamo molto la cultura del producer come negli Stati Uniti e in Giamaica. Non posso parlarne ancora molto visto che arriverà presto la comunicazione ufficiale molto presto anche se posso dirti che hanno preso parte al progetto, oltre ai nomi che hai già fatto tu, anche Apres la Classe, Caparezza, Sud Sound System, Vacca, Africa Unite e molti altri. Anche questo progetto mi ha appassionato molto quindi che venda o no poco importa. Ne è valsa la pena realizzarlo e sono molto contento! Io sono convinto comunque che vi piacerà perché è buona musica, qualcosa di diverso per il nostro paese. I ricavi di due pezzi poi saranno devoluti totalmente a Stand Up for Jamaica.

H.A.: questa estate ritorni in tour dopo un periodo di riposo. Cosa ti aspetti dal pubblico?

A.: Mario sai, oramai facciamo questo da tanto  quindi la missione va sempre portata avanti. Sappiamo anche come portarla avanti. Spero solo che ci sia tanta gente come sempre. Soprattutto in Italia dove questa volta non suoniamo in festival importanti dove c’è sempre tanta gente a prescindere. Saremo presenti in date singole invece Sappiamo tutti che il reggae sta vivendo una sorta di flessione ma il messaggio è sempre forte quindi mi aspetto l’amore e il calore di sempre.

H.A.: il reggae riflette sempre la realtà che ci circonda e ne canta. Quanto del triste vissuto che abbiamo tutti sotto gli occhi è presente nel tuo nuovo disco?

A.: la situazione globale è quella che è e la corruzione e la violenza la conosciamo tutti. Io nel mio piccolo mantengo il mio standard militante a un livello spirituale elevato. L’importante è mantenere la quotidianità in cui in un disco trovi rabbia, gioia, tenerezza e spiritualità. Un giusto mix di ingredienti.

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