Addio Charles Bradley, insegna agli angeli a non arrendersi mai

by • 25/09/2017 • Articoli, Copertina, VideoCommenti disabilitati su Addio Charles Bradley, insegna agli angeli a non arrendersi mai43

Arrivare in fondo a un live di Charles Bradley senza sciogliersi in lacrime era un’impresa disperata: chiunque abbia avuto l’onore e il piacere di vederne uno (ad esempio nel suo memorabile concerto del 2013 al Bloom di Mezzago) lo sa fin troppo bene. Un profluvio di kleenex che si spiega solo in parte con la sua biografia, che sembra fatta apposta per un film sul sogno americano. Abbandonato dalla madre a pochi mesi, durante l’adolescenza vive per strada, fino a quando non riesce a trovare un lavoro come cuoco. Il suo sogno, però, è cantare, e di notte arrotonda facendo l’imitatore di James Brown. Lo incontrerà anche, a un certo punto della sua vita, ma questo non lo aiuterà comunque ad avviare una carriera: per il 90% della sua vita, resterà un dilettante che suona in locali di second’ordine.

Ha passato da un pezzo i sessant’anni quando finalmente un talent scout della Daptone Records – la stessa di Sharon Jones & the Dap-kings – passa per caso in uno dei locali in cui suona e lo ascolta. La sua voce ormai è rotta dalla commozione, la vita lo ha piegato ma non lo ha ancora spezzato. L’intensità di quella performance è così pazzesca che è impossibile, per quel talent scout, passare oltre: gli offre immediatamente un contratto discografico. Ed è allora che esce il suo primo album, No Time for Dreaming: Charles ha 63 anni e non ha più tempo per sognare, ma non ha mai smesso di sperare. Lui ce l’ha fatta, ma il suo grido straziante è per quelli come lui: Why it is so hard to make it in America?, perché è così difficile farcela in America? Sembra una domanda profetica, fatta apposta per l’era di Trump. Ma lui non cova in sé risentimento, solo gratitudine: negli anni prenderà l’abitudine di chiedere agli spettatori dei suoi concerti di mettersi in fila e li abbraccerà uno ad uno, per ringraziarli di aver creduto in lui.

La sua carriera è durata appena tre dischi, uno più bello dell’altro (anche se forse nessuno arriverà alla perfezione e alla catarsi di No Time for Dreaming). E’ stata bruscamente interrotta da un cancro allo stomaco, retaggio di una vita durissima e piena di errori; come nel caso della sua anima gemella musicale, Sharon Jones, inizialmente sembrava che fosse guarito, tant’è che era tornato in tour all’inizio di quest’anno, ma purtroppo pochi mesi dopo la situazione si è aggravata ulteriormente. La famiglia, ringraziando i fan di tutto il mondo, chiede di non mandare fiori o omaggi, ma di fare donazioni a due progetti che gli stavano particolarmente a cuore, All Stars e Music Unites, entrambe dedicate ai ragazzi del ghetto che non hanno la possibilità di ricevere un’educazione musicale. Addio, Charles: il tuo abbraccio ci arriva anche da lassù.

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