A Bologna una mostra celebra la fotografia hip hop di Michael Lavine

by • 28/08/2018 • Copertina, Knowledge is Power, RubricheCommenti disabilitati su A Bologna una mostra celebra la fotografia hip hop di Michael Lavine438

Soltanto chi come Micheal Lavine ha vissuto la nascita del genere, o movimento, Hip Hop nel suo stato embrionale, e come lui ha saputo immortalare i tanti volti e stili dei rapper dai primissimi ’80 in poi, poteva immaginare cosa sarebbe diventato questa grande cultura ai giorni nostri, soppiantando di fatto nelle classifiche mondiali il rock, che fino ad oggi ha dominato la grande industria discografica.

Nato nel Bronx all’inizio degli anni ’70, più precisamente nel ’73 con il primo Block Party di DJ KOOL HERC, l’Hip Hop non è stato solo un genere musicale di grande intensità, ma un fenomeno che da lì a poco avrebbe rivoluzionato la cultura pop, dalla moda alla danza, non dimenticando grafica e arti visive. Ma facciamo un passo indietro per tentare di spiegare come è avvenuto l’incontro tra Lavine e i musicisti Hip Hop e perché questi abbiano scelto proprio lui.

Michael Lavine è da sempre un fotografo ritrattista: nelle sue prime esperienze si era lanciato nel fotografare artisti e musicisti che gravitavano nel circuito Grunge e Rock underground. Nei suoi primi anni ha lavorato intensamente sui ritratti di musicisti, giocando con luci e abbigliamento, in uno stile che all’opposto di quello che avrebbe fatto negli anni a seguire lui stesso ha definito anti-fashion per eccellenza. (Continua dopo la foto)

“Avevo fotografato principalmente gruppi rock indipendenti, i miei scatti erano forti, lo stile era d’impatto e per gli artisti hip hop questo era importantissimo. Ero diventato l’uomo da cui andare, volevano sembrare i più cool di tutti”. Michael Lavine

Ma è proprio dal rock che i rapper di quel periodo vogliono attingere e in pochissimo tempo, grazie al contributo dei migliori direttori artistici, da fenomeno circoscritto si trasforma in cultura globale. Gioielli d’oro, diamanti, auto di lusso diventano uno status-symbol e le tag un motivo d’ispirazione per i grandi brand della moda, che iniziano a guardare con sempre maggior interesse al nuovo fenomeno.  (Continua dopo la foto)

“La differenza era nella cultura. I musicisti hip hop indossavano vestiti pazzeschi, dei designer più freschi, con i marchi bene in vista. Per il mondo del grunge valeva l’esatto opposto: gli abiti che andavano bene erano quelli vecchi e sporchi. Ma il mio lavoro è lo stesso con tutti, tirare fuori l’immagine migliore”. Michael Lavine

Già negli anni Novanta i rapper diventano superstar dello show business americano e l’Hip Hop si trasforma nella principale forza artistica negli Stati Uniti, portando tuttavia inizialmente con sé gli strascichi del ghetto. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, tramite artisti come Jay Z, Dr Dre, Eminem, Kayne West. L’Hip Hop si istituzionalizza per poi trasformarsi in una delle più grandi industrie culturali contemporanee. Ma se prima il fenomeno era popolare, adesso anche le istituzioni si accorgono della portata culturale dell’Hip Hop. A febbraio del 2018 Common viene invitato per esibirsi in diretta nello speciale Tiny Desk di NPR Music, niente meno che alla Casa Bianca; a maggio arriva come un terremoto il Premio Pulizer assegnato a Kendrick Lamar. Un premio del genere non era mai stato assegnato prima a musicisti che non fossero classici o jazz. A distanza di due mesi Jay-Z e Beyoncè girano un video all’interno del Louvre, davanti a opere d’arte come la Gioconda, una provocazione che ha messo in discussione il canone total-white della storia dell’arte occidentale.

E si può dire che è anche grazie al lavoro di grandi artisti visivi come Lavine, che hanno lavorato dietro le quinte dello showbiz, che oggi possiamo osservare la storia “evolutiva” di questo grande movimento e della sua rivoluzione globale, culturale e artistica. Oggi purtroppo Michael Lavine non lavora più per artisti del panorama musicale Hip Hop: la moda e le tecnologie hanno sovvertito le “vecchie” arti e, come dice lui stesso in un’intervista rilasciata per Il Venerdì di Repubblica ad Alba Solaro, “Oggi tutti hanno il cellulare per fotografarsi”.

Noi vogliamo comunque invitarvi a visitare la mostra “Hip Hop: Dalla strada al museo” alla galleria ONO di Bologna. Una retrospettiva che attraverso le fotografie di Michael Lavine analizza il fenomeno della cultura popolare che più ha influenzato i linguaggi di tutte le arti contemporanee, mutandone forme e contenuti. L’esposizione (1 settembre – 14 ottobre 2018) è composta da 30 opere.

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