911 Report: The Ultimate Conspiracy

by • 25/04/2006 • RecensioniComments (0)924

Ci sono eventi storici così carichi di implicazioni psicologiche e simboliche da spingere l’indagine razionale sul cammino di una ricerca che non si fermi all’evidenza dei fatti.

Si creano così, come corollario all’evento, una serie di “mitologie” più o meno realistiche che traggono vigore dalle falle o dalle contraddizioni delle spiegazioni ufficiali, gli americani le chiamano “conspiracy theories”.

Il 9/11 Truth Movement è uno dei maggiori movimenti “parascientifici” di questo tipo che partendo dalla minuziosa analisi di tutti gli aspetti inerenti all’attentato al World Trade Center di Manhattan ha, in questi cinque anni, ribaltato la verità ufficiale per porre all’attenzione dell’opinione pubblica tutte le zone d’ombra di quell’avvenimento.

La stessa cosa hanno fatto, in modo ancor più rumoroso, registi come Michael Moore e intellettuali come Noam Chomsky, Norman Mailer e molti altri col risultato che, anche grazie al contributo della rete, oggi anche il “controinformato più disinformato” ha acquisito una certa familiarità con termini quali Halliburton, rapporto Wolfowitz, illuminati ecc.. si é posto domande circa la natura dell’esplosione avvenuta al Pentagono nelle ore dell’attentato o sulle reali motivazioni delle guerre che ne sono seguite ecc.. così che quasi ogni cittadino occidentale ha un suo personale “rapporto 911” , le verità in merito sono diventate la terra del“tutti contro tutti” e in pochi hanno continuato a vigilare sulla condotta delle commissioni d’indagine ufficialmente istituite.

Ovviamente anche il rap, genere per tradizione politicamente impegnato, ha espresso il “suo” 9/11 Truth Movement che ha coinvolto dozzine di artisti, (Immortal Technique, Paris, Cage, Black Market Militia, Public Enemy, Saigon, Jadakiss ecc.. ecc.. ) mancava però (almeno che io sappia) all’appello un vero e proprio concept album interamente dedicato all’evento, lacuna che i Lost Children Of Babylon colmano con questo “911 Report: The Ultimate Conspiracy”.

Probabilmente i fan di vecchia data dei Jedi Mind Tricks ricorderanno i loro featuring su Chinese Water Torture o Books Of Blood nel primo disco dei JMT; non stupisce quindi che escano per Babygrande, label in cui si è accasato il duo (o è di nuovo un trio?) di Philadelphia (città da cui provengono anche i LCOB).

E gli stessi JMT sono la prima indicazione che viene in mente per suggerire a chi non li conosca qualche epigono del loro suono, oltre ovviamente a Wu Tang Clan e affiliati (Killarmy su tutti) di cui i beats di “911 Report” suonano come parenti stretti.

Insomma chi cerca la “nnnnnew sssshit” si tenga ben lontano da questo disco in cui a farla da padrone sono le posse cuts, i campioni arabo-orientaleggianti, le vocine pitchate alla 4th Disciple, le atmosfere cupe e le batterie ruvide tipicamente metà anni 90, viceversa per chi ancora ascolta con piacere dischi come “Silent Weapons For Quiet Wars” o “Violent By Design” le strumentali di "911 Report” si presentano come un throwback ben confezionato.

La principale differenza con quei dischi però si trova nella qualità degli MC, i Lost Children non sono malvagi (e per malvagi intendo l’anonimato più totale di gente come gli Outerspace) ma non sono nemmeno dei Killasin o dei Vinnie Paz prima maniera; rientrano nella media senza particolari picchi, né a livello di flow e metriche né a livello interpretativo o vocale, fanno il loro con uno stile di impostazione piuttosto retrò (98-2000 o giù di lì) che comunque non stona rispetto al tipo di beat su cui stendono le loro liriche.

Riguardo agli aspetti lirici c’è da dire che alcune idee meritano un plauso: ad esempio Warning Boxcutterz On Board pur partendo da un idea di seconda mano (2002: Esoteric in Terrorist’s Cell) descrive con buone coloriture drammatiche gli attimi del dirottamento visti dalla parte dei dirottatori.

Tutto l’album è ovviamente pervaso dal tema centrale e dai suoi successivi svolgimenti politici, col risultato che il luogo comune la fa spesso da padrone e si ha la fastidiosa impressione di un certo pressappochismo dovuto alla convinzione dei nostri eroi di avere le chiavi della verità in tasca, lanciando jihad e fatwa un po’ a casaccio, insomma i difetti tipici di ogni estremismo che nel momento in cui ci si appresta ad ascoltare un album di questo tipo vanno messi in conto fin dall’inizio.

Viene comunque spontaneo chiedersi cosa avrebbe saputo fare di un simile concept e di un simile bagaglio musicale un interprete più consapevole (Immortal Technique… giusto per non fare nomi).

Nonostante queste annotazioni alla fine ci si trova comunque tra le mani un prodotto soddisfacente, 19 tracce di cui almeno una decina viaggiano su beat molto validi; anche se va ribadito che è più un prodotto “ad hoc” per appassionati e nostalgici del sound Wu Tang che un disco “per tutti”.

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