68 Till The End: il repack di 68 ci presenta un Ernia 1.5

by • 08/04/2019 • Copertina, Interviste, RecensioniCommenti disabilitati su 68 Till The End: il repack di 68 ci presenta un Ernia 1.51601

Quando entra nella conference room della sede italiana di Universal Music, Ernia ha uno sguardo deciso, quello tipico di chi ha ben chiaro cosa andrà a dire. Siamo lì per parlare di 68 Till The End, il repack di 68 – il suo primo album ufficiale, fuori per Island Records -, che arricchisce il progetto originale con 7 brani inediti. Sono proprio questi inediti a restituirci una nuova versione di Ernia, arricchita da nuove sfumature, ancora inesplorate dal rapper milanese – nonostante il già ampio ventaglio di sonorità proposto in 68. “68 è un mio manifesto, è un lavoro perfettamente nella mia zona di comfort” ci dice, aggiungendo che “questo progetto (si riferisce a 68 Till The End, ndr) è un progetto ponte tra questo e il prossimo disco”. Ribadirà infatti più volte che il nuovo lavoro ci presenterà una veste inedita di Ernia, che però al momento neanche lui si azzarda a descrivere, anche perché i lavori per il nuovo album sono appena iniziati. Di una cosa è però sicuro: “Non ritengo di aver preso la direzione del cantautorato, non mi sono mai sentito un cantautore sinceramente (ride)”. 

A differenza di 68, la prima cosa che colpisce degli inediti è una buona dose di featuring. Ernia ha chiamato a raccolta alcuni dei nomi più interessanti del panorama italiano, con approcci diversi. Il primo è Nitro, protagonista con lui di Certi Giorni, un singolo dalle tinte intime ed emotive, l’estremo opposto del banger che molti fan dei due si sarebbero aspettati. “Nitro è stato il primo della nostra generazione ad emergere, siamo coetanei ma lui è arrivato qualche anno prima” osserva Ernia, ribadendo la stima nei confronti dell’artista Machete, e osservando come sia stato proprio quest’ultimo a proporgli di fare qualcosa di particolare insieme, piuttosto che un pezzo più “puro”, dal punto di vista della forma. Nel disco compaiono poi anche Lazza – che rappa e produce Il Mondo Chico – e Chadia Rodriguez; è stata proprio quest’ultima la vera sorpresa della tracklist. “Se non tenti un esperimento, se non provi ad andare oltre, non farai mai qualcosa di figo” commenta Ernia, descrivendo l’idea alla base di Mr Bamboo (la traccia con Chadia, prodotta da Mr Monkey, produttore di fiducia di Tredici Pietro) – si dice consapevole che probabilmente a qualcuno non piacere, ma sentiva il bisogno e la voglia di esplorare nuovi territori. “Questo progetto l’ho fatto per me, più che per il pubblico” aggiunge, dicendo di aver approcciato il lavoro un po’ come si faceva ai tempi dei mixtape, provando soprattutto a divertirsi, senza particolari restrizioni. “Se avessi voluto timbrare il cartellino e vivermela male, avrei fatto altro nella vita. Questo è un lavoro, ma un lavoro benedetto”. 

Sebbene ci tenga a ribadire che 68 Till The End sia nato con uno spirito piuttosto ludico, non mancano momenti di forte riflessione e critica sociale. Ernia non scomoda mai il termine “conscious”, eppure quest’ultimo calza a pennello per descrivere Un Sasso Nella Scarpa, il brano che conclude l’ascolto. “Un Sasso Nella Scarpa è un pezzo sui social, su Twitter – dove l’utente medio fa scoreggiare il cervello – e su Instagram. Hanno convinto la gente che tutti hanno il diritto di dire quello che pensano, anche senza sapere un cazzo. Un po’ come si faceva al bar, senza però che ci sia il barista che ti fa notare che hai detto una cazzata”: dalle sue parole è facile intuire una certa disillusione nei confronti della società attuale, raccontata in maniera pungente, a tratti satirica, ma senza la pesantezza di una pretesa pedagogica. Sa che il web ha letteralmente “aperto le gabbie” – per usare un’espressione a lui molto casa -, ne è consapevole, cerca di lasciarsi scivolare i commenti addosso, ma è altrettanto conscio che si tratta di un problema sociale tutt’altro che minimizzabile. “C’è una frustrazione sociale mica da ridere” ci dice, come fece tempo fa Axos in questa intervista, “appena riesci a fare qualcosa di edificante, come può esserlo un disco, c’è sempre qualcuno pronto a darti contro. Per partito preso poi eh, mica per altro”. Sa che il pubblico italiano ha un rapporto difficile col rap – “in Italia abbiamo un pubblico pop che ora ascolta il rap perchè è di tendenza, ma se facessi un feat con Pusha-T a questi qua non glie ne fregherebbe un cazzo” -, ma è convinto che, sebbene molti genitori probabilmente non lo capiscano, il rap possa davvero essere una forma di ispirazione per gli adolescenti. “Il rap può dare speranza, può dare la voglia di fare qualcosa, tenerli impegnati, invece di fare cagate in piazza”. 

Riflettere e divertirsi, sono questi i leit motiv ricorrenti della conferenza stampa, ma anche del disco. Ernia si lascia andare ad esercizi di stile, a sfoggi di autocelebrazione, ad atmosfere da club; allo stesso tempo però non rinucia ad una scrittura incisiva, tutt’altro che banale, ricercata ma non criptica e inaccessibile. 68 Till The End prosegue il percorso di stimolo dell’ascoltatore iniziato proprio con 68, allargando gli orizzonti sonori, sfidando i limiti dello stesso Ernia. Se questa è solo una fase di transizione, un Ernia 1.5, siamo davvero curiosi di scoprire come diventerà la versione 2.0. Nel frattempo balliamo con Phi e riflettiamo amaramente con Un Sasso Nella Scarpa. 

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI