4:21 – The Day After

by • 03/10/2006 • RecensioniComments (0)462

Lasciando da parte la delusione dopo "Tical 0 – The Prequel" disco atteso per anni e poi rivelatosi inascoltabile, è difficile avvicinarsi al nuovo lavoro di Method Man senza timore di ritrovarsi davanti all'ennesimo disco senza nè capo nè coda. Il timore però scompare piano piano mentre ci si addentra, pezzo dopo pezzo, nel nuovo mood di Mr.Meth, ringiovanito, ricaricato e arrabbiato quel poco che basta per farlo tornare agli antichi splendori. "4:20 – The Day After" è un disco diverso dal predecessore, un disco senza grandi ambizioni di classifica (sia per la non-presenza di hit classiche, sia per l'inesistente promozione da parte della Def Jam) ma con più cuore e anima che alla fine è quello che interessa agli ascoltatori.

Meth, nel recuperare il vecchio splendore, si affida alle mani di Rza e di Erick Sermon, produttori con i quali ha un feeling storico, oltre ad apparizioni di Havoc, Mathematics, Kwame e un paio di perfetti sconosciuti come Versatile e The Charman of the Boards. Il disco si apre con un intro decisamente chiarificatore per quanto riguarda gli intenti di Meth, ancora meglio evidenziati nella bella "Is It Me" prodotta da Scott Storch (Oh boy dig it, I talk about it and I live it / Been there, did it, shitted and wiped my ass with it). Ottime anche "Problem" e "Somebody Done Fucked Up" anche se penalizzate dall'avere basi un po' troppo simili tra di loro.

Farà piacere ai tanti fan del Wu sentire una delle ultime strofe inedite di Ol' Dirty Bastard su "Dirty Mef" ottima combo tra i due mc più popolari del clan. Per i nostalgici dei tempi d'oro del Wu-tang, nel disco ci sono altre perle come la titletrack (con il featuring di Streetlife e di un redivivo Carlton Fisk del quale i più informati ricorderanno le due strofe su "Tical"), la bellissima "Glide" (con un Raekwon, come sempre, a livelli altissimi), "Everything" (con INS e Streetlife) e "Presidential MC" (con Raekwon e Rza), tutte e quattro tra i migliori pezzi del disco. Sempre tra i pezzi riusciti, il singolo "Say" e la rockeggiante "Walk On" con Redman, con un beat stile anni '80 che riprende un classico di Isaac Hayes.

Sono pochi in effetti i pezzi che non lasciano il segno,su tutte "Let's Ride" inutile tentativo di crossover con Ginuwine (pezzo che comunque diventerà il primo singolo con video), "Ya Meen" con un beat osceno e una pessima strofa di Fat Joe (meglio Styles P) e "Fall Out" che ha una base troppo di plastica (ma Meth ci viaggia sopra alla grande). Poco riuscita anche la traccia finale "4Eva"  per l'insopportabile voce di tale Megan Rochell.

Il disco, nel complesso, è un lavoro ben riuscito che rischia però di annoiare chi non apprezza i beat minimali e le atmosfere meno danzerecce. Rza e Erick Sermon hanno comunque svolto un egregio lavoro proponendo dei beat cupi e ridotti all'osso come nella migliore tradizione Wu; Method, dal canto suo, è in grandissima forma, difficile stargli dietro. Probabilmente venderà pochissimo, ma quello che importa è che sia tornato.

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