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La Raíz: l’intervista

09-05-2017 Haile Anbessa

La Raíz: l’intervista

Una band spagnola che sta facendo molto bene in patria e i America Latina grazie al loro mix di stili e alla loro atmosfera scanzonata che “fa tornare un po’ tutti bambini”. Passeranno anche in Italia sabato 13 maggio a Villaggio Globale di Roma per l’unica data italiana e noi abbiamo avuto modo di intervistarli.

Haile Anbessa: come e quando si è formata la vostra band?

La Raìz: proveniamo tutti da un villaggio sulle coste del Mediterraneo, vicino a Valencia. La città dove siamo cresciuti era completamente venduta al turismo, con grandi palazzine, spider e convertibili in strada, cose di questo genere. Quel contest lo detestavamo quindi invece che adattarci abbiamo provato ad estraniarci attraverso la musica più di dieci anni fa. I La Raìz sono nati così.

H.A.: come descrivereste il vostro stile?

L.R.: al giorno d’oggi c’è un eccessivo interesse per le cosiddette etichette. Qualche anno fa eravamo etichettai come fusion rock e in un certo senso ci piaceva anche, anche se poi ci siamo resi conto che è sepre pericoloso accettare un’etichetta. Siamo sicuramente una realtà multiculturale e puoi percepire sia nella band che nella nostra musica le influenze dell’America Latina, dell’Africa e dell’Europa. Noi suoniamo un misto di rock, ska, rap e reggae con una spruzzata di cumbia e altri ritmi latini.

H.A.: perchè questo nome?

L.R.: La Raìz significa la radice. Rappresenta quindi qualcosa che proviene dalla profondità della terra e allo stesso tempo è la vera e propria sorgente di qualcosa che sta per nascere, cosa con cui ci identifichiamo totalmente

H.A.: viste le vostre influenze siete conosciuti in America Latina?

L.R.: non ancora come vorremmo. È un continente molto vasto, con tante ottime band e una scena musicale ben consolidate. Non siamo ancora molto grandi là, ma ci auguriamo di diventarlo in un prossimo futuro. Abbiamo già suonato in Cile e Argentina e abbiamo una base di fan sempre più crescent in special modo in Messico.

H.A: che differenze riscontrate nelle varie audiences in giro per il mondo?

L.R.: nel Nord Europa il pubblico è un po’ più freddino ma si diverte comunque moltissimo quando va ai vari concerti. Il Sud Europa è un’autentica polveriera pronta a esplodere dato che la gente viene non solo per la musica ma per il clima d festa in generale. In Sud America il pubblico canta più forte del cantante, ti dona tutta la sua energia ed è veramente pazzesco, specialmente in Argentina.

H.A.: state lavorando a qualcosa in studio?

L.R.: al momento siamo concentrate sul tour. In ottobre registreremo un live assieme ad alter 10.000 anime a Madrid. Ci stiamo ancora godendo il tour del nostro ultimo album, il quinto, e il nostro sforzo è tutto rivolto a portare il nostro show e il nostro show ovunque. Chiunque venga al nostro show è sicuro che si divertirà come un bambino. Sia sul palco che tra il pubblico si ritorna allo stato infantile, una sorta di connessione primordial che dura anche dopo il concerto. Per questo la gente ritorna.