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A tu per tu con Musicraiser (aka come raccogliere 20.000 euro in 8 giorni)

14-09-2015 Marta Blumi Tripodi

A tu per tu con Musicraiser (aka come raccogliere 20.000 euro in 8 giorni)

L’argomento della settimana (ma anche della settimana passata, volendo) è senz’altro l’exploit di Egreen, che nel giro di soli otto giorni ha raccolto ben 20.000 euro tramite la piattaforma di crowdfunding Musicraiser per finanziare il suo prossimo album, il famigerato Beats & Hate: un’impresa che pareva impossibile fino all’altro ieri, ma che ora in molti vorrebbero replicare. La campagna, oltretutto, durerà altri 52 giorni, nonostante l’obbiettivo di 20.000 euro sia stato raggiunto; la cifra, quindi, è destinata a salire. Nel rap italiano è la prima volta che si usa il crowdfunding con un successo così clamoroso (anche se a onor del vero il primo a utilizzarlo è stato Soulcè, seguito a ruota da Ruido), mentre in America è consuetudine già da un po’: il dubbio, però, è che non tutti possano raggiungere gli stessi traguardi di Egreen, che gode di una fanbase affezionatissima e di una reputazione di incorruttibile dal music business, cose che probabilmente sono stati tra i fattori determinanti per questo record. Per capire meglio come funziona il meccanismo del crowdfunding e quali sono i suoi vantaggi, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lo staff di Musicraiser.
Cos’è Musicraiser e come funziona?

E’ una piattaforma di direct-to-fan marketing, nata in Italia nel 2012 e fondata come piattaforma di crowdfunding da Giovanni Gulino e Tania Varuni. Lo scopo di Musicraiser è quello di mettere in contatto artisti e fan, offrendo ai musicisti la possibilità di creare campagne di marketing per monetizzare meglio i propri progetti musicali. Ogni artista può creare la campagna più adatta alla propria idea, utilizzando Musicraiser per promuovere e raccogliere fondi attraverso 3 tipologie di progetti: crowdfunding, album pre-order e ticket pre-order. Oltre a rafforzare il rapporto con la fanbase, l’artista può interfacciarsi con una community di oltre 70 mila raisers, all’interno dei quali sono presenti più di 210 etichette discografiche, 180 manager, 400 organizzatori di concerti e 3700 musicisti. Una buona vetrina, insomma.

Risultati come quelli di Egreen sono l’anomalia o capita spesso che si raggiungano dei record del genere?

Fortunatamente, capita spesso! I nostri raisers, ad esempio, hanno finanziato Breviario Partigiano dei Post-CSI investendo più di 38 mila euro nella loro campagna di crowdfunding. Ma anche Gianni Maroccolo, Alessio Bertallot, Laura Bono e altri artisti hanno superato la soglia dei 20 mila euro. È il pubblico stesso a dare valore alla musica, decidendo se un disco possa essere pubblicato o meno.

In Italia il crowdfunding può funzionare? Anzi, secondo voi è il futuro?

Funziona già. In due anni abbiamo finanziato più di 600 progetti e raccolto più di 2 milioni di euro. Questi numeri sono la traduzione e la testimonianza della voglia della gente di cambiare il mercato discografico in Italia. Per questo motivo, cerchiamo sempre di partorire proposte innovative che allarghino l’orizzonte musicale italiano. Vogliamo proporre un nuovo modo di pensare e approcciarsi alla musica, che vada oltre i numeri e le scelte di mercato e che si avvicini alle esperienze dirette tra artista e ascoltatore. È gratificante notare come musicisti passati da Musicraiser siano stati notati da importanti case discografiche, come successo ad esempio a Gli Amanti, che hanno firmato per Universal. Come succede all’estero già da un po’, le piattaforme direct-to-fan sono un elemento sempre più presente nelle strategie di marketing legate ad un lancio discografico e allo sviluppo della carriera di un artista. Sta accadendo anche in Italia, grazie a chi crede nella Musica.